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martedì 9 giugno 2009

Yahoo Answers

Con più di 90 milioni di utenti in tutto il mondo, Yahoo! Answers è la più grande community di condivisione di conoscenza sul Web. Answers è una comunità dove puoi fare domande e ottenere risposte vere da persone fisiche. È divertente ed istruttivo perché puoi inviare domande su qualunque argomento, da quello serio a quello frivolo. Inoltre, puoi fornire il tuo aiuto agli altri utenti rispondendo alle loro domande. Il gioco sta nel condividere ciò che sai e ciò che vuoi sapere. Pertanto non tenerti per te le domande, rispondendoti da solo... entra e inizia a condividere le informazioni!

giovedì 26 febbraio 2009

Genio della matematica

COMO — Da hacker a cacciatore di pirati della rete. Un giovane «campione» informatico romeno, in carcere per un maxiraggiro online, collaborerà con le forze dell'ordine lariane. La Procura vorrebbe sfruttare le doti matematiche fuori dal comune del detenuto per stanare i malviventi che si nascondono nel mondo della tripla w. Il ragazzo, Gabriel Bogdan Ionescu, ventiduenne originario della Romania, ha già fatto parlare di sé. Nel bene e nel male. Nel suo curriculum, il giovane vanta infatti una medaglia d'oro alle Olimpiadi di matematica dei Balcani e il primo posto assoluto al test d'ingresso della facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano. Ma anche una condanna a tre anni e due mesi per truffa informatica, pena che sta tuttora scontando nel carcere del «Bassone» di Como. Da qui però, il ragazzo potrebbe uscire tra poche settimane per passare dall'altra parte della barricata, pur restando seduto davanti allo schermo di un computer.

Ben venga la sua libertà in cambio di progetti vincolanti con la Polizia a favore della lotta ai pedofili soprattutto, e anche per implementare i sistemi di sicurezza per le carte di credito o di debito. Mi chiedo perchè queste cose hanno scarsa risonanza a livello nazionale, mentre si sentono solo informazioni negative

articolo completo:
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_febbraio_25/hacker_gabriel_ionescu_lavora_tribunale_como-1501034956829.shtml

martedì 24 febbraio 2009

Businesswomen arabe


Le aziende arabe che vantano la presenza di consiglieri donne nei consigli di amministrazione, realizzano utili superiori a quelli dei competitori che «ripudiano» le quote rosa nel cda. A rilevarlo è un'indagine dell'anno scorso condotta da Hawkamah, Istituto for Corporate Governance. In base ai riscontri ottenuti, le vendite realizzate dalle aziende con più di tre donne consigliere sono superiori del 42% rispetto ai risultati conseguiti delle aziende amministrate da solo da gentlemen. Quando le aziende sono quotate in borsa, il cda in rosa consolida mediamente un ritorno sul valore delle azioni del 53%. Nonostante le potenzialità e il valore aggiunto della donne nei cda delle aziende arabe, il numero delle donne top manager e di quelle presenti nei consigli d'amministrazione rimangono ancora bassi. Nei paesi del Golfo, su 4.254 consiglieri sono solo 63 i posti riservati alle donne. Con lo 0,1% , l'Arabia Saudita è il Paese arabo con il tasso di rappresentazione rosa nel cda più basso in medio oriente. Con rispettivamente il 2,7% e il 2,3 % il Kuwait e l'Oman sono i paesi dove le donne consigliere sono più rappresentate. In Kuwait invece, ci sono 30 donne su 1,101, mentre in Oman 21 su 905. Seguono Dubai con l'1,2%, il Bahrain con l'1% e il Qatar con l'0.3%. Negli Stati Uniti la rappresentanza rosa nei board è del 13,6%, in Norvegia è del 22%.


Nel mondo professionale e imprenditoriale femminile arabo si stanno sviluppando nuove dinamiche e trend molto interessanti. Innanzitutto ci sono due tipi di business woman. La prima è rappresentata dalle titolari di capitale accumulato senza lavorare ( le tipiche casalinghe saudite pagate per stare a casa o per viaggiare) o per ricchezza ereditata. E' un tipo di investitrice sofisticata che capitalizza la sua ricchezza soprattutto con la compravendita di azioni o di immobili. Non a caso, l'anno scorso, 18 milioni di azioni del Nasdaq Dubai sono state comprate e vendute da investitrici donne. L'altro tipo di manager araba è colei che lancia un nuovo business oppure si siede nel consiglio di amministrazione di un grosso gruppo in seguito all' acquisizione di una rilevante quota del pacchetto azionario. In altre parole, quando la business woman araba si trova dei filtri o delle barriere che la tengono fuori dal management, invece di entrare nel cda attraverso il merito, si conquista un posto da consigliera tramite l'acquisto delle azioni. Le donne arabe dispongono di grandi asset, soprattutto capitali liquidi. Negli Emirati, le donne controllano ricchezze che valgono 245 miliardi di dollari e che diventeranno 385 nel 2011. Le più ricche sono le saudite con 11 miliardi di dollari. Il 30% dei conti correnti del regno saudita sono intestati alle signore.


Contrariamente ai pregiudizi sulle condizioni economiche delle donne musulmane, lo statuto islamico sull'eredità avvantaggia più il portafoglio delle mogli e delle figlie rispetto a quello degli uomini. Il guadagno facile conseguito dai patrimoni ereditati dai parenti, quelli ottenuti grazie alle doti matrimoniali o alla buona uscita dei divorzi non deve far svalutare la capacità imprenditoriali delle donne arabe. L'anno scorso, uno studio di Barclays (Barclays Wealth Survay) ha rilevato come le donne arabe siano le più pratiche al mondo nella gestione di fondi di investimento e le più confidenti negli investimenti immobiliari e nella pianificazione pensionistica. All'università Americana di Beirut, negli anni ottanta, solo il 15% degli studenti in materie finanziarie erano donne. Oggi sono la metà. Secondo la ricerca intitolata "Women Business Owners in the UAE ( Le imprenditrici proprietarie negli Emirati) promossa dall'International Finance Corporation, la maggior parte delle imprenditrici negli Emirati Arabi hanno lanciato i loro business (come saloni di bellezze, agenzie per l'organizzazione di feste matrimoniali, e studi di interior design), senza richiedere prestiti bancari ma investendo i loro risparmi. Alla fine, nei paesi più conservatori, gli investitori più audaci sono le donne.

sabato 7 febbraio 2009

facebook: ricavi sotto le attese

Il fenomeno del Web del momento ha compiuto in questi giorni cinque anni. Facebook nasceva infatti nel febbraio del 2004 dall'intuizione di Mark Zuckerberg - non un ingegnere della Silicon Valley bensì un facoltoso e assai capace studente diciannovenne della Harvard University - e di Dustin Moscovitz e Chris Hughes. La ricorrenza per il sito di social networking più famoso al mondo, creato come rete virtuale per mantenere i contatti tra ex compagni di classe, ha due facce. Quella splendente dei suoi adepti, ormai oltre 150 milioni in tutto il mondo, ognuno dei quali con una media di 120 "amici" con i quali chattare e altro on line, e quella triste di un fatturato che stenta a decollare, visto e considerato che i 210 milioni di dollari di ricavi stimati per il 2008 (e i 230 milioni previsti dalla società di ricerca eMarketer per quest'anno) sono poco cosa rispetto ai numeri che muove Facebook. Che sono fra gli altri i seguenti: tre miliardi di minuti di accesso giornaliero a tutti i siti del network mentre, 850 milioni di nuove fotografie caricate ogni mese, un'audience in aumento del 127% (dati ComScore).Facebook ha sbancato ovunque – in Italia i suoi utenti sono ormai sei milioni (il 30% della popolazione Internet del Bel Paese – ed è globalmente riconosciuto come la massima espressione del Web 2.0. Eppure i suoi 800 dipendenti devono sperare in una veloce inversione di tendenza quanto a capacità di generare ricavi e conseguentemente utili: le entrate pubblicitarie sono quelle che sono e a pagare il conto delle grandi risorse informatiche necessarie per far funzionare l'attività di milioni e milioni di "amici" sono i soldi di fatto i soldi degli investitori (Microsoft, che ha una quota dell'1,6% della società fra questi). Senza scomodare Google, Yahoo! e Msn, la rivale MySpace ha un giro d'affari quasi triplo rispetto a Facebook (585 milioni di dollari di entrate nel 2008 e una previsione di 630 milioni quest'anno) in un mercato, quello del social network advertising, che si presuma possa arrivare nel 2009 a quota 2,8 miliardi di dollari su scala mondiale. Gli analisti finanziari continuano a valutarla dai 15 ai 20 miliardi di dollari ma di sbarco in Borsa – se n'è parlato a più riprese – al momento non se ne parla. In attesa di spegnere la sesta candelina in onore della sua creatura, Zuckerberg ha comunque ben donde di essere al settimo cielo: il suo patrimonio personale, secondo la rivista Forbes, oggi 24enne, è di circa 1,5 miliardi di dollari.

venerdì 6 febbraio 2009

opus dei

La prelatura personale della "Santa Croce e Opus Dei", in forma abbreviata "Opus Dei" (letteralmente, "Opera di Dio"), fu fondata nel 1928 da Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975), sacerdote spagnolo canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2002. A seguito del Concilio Vaticano II l'istituto della prelatura personale entrò nell'ordinamento canonico, e tale status è stato acquisito dall'Opus Dei mediante la Costituzione apostolica "Ut sit", del 28 novembre 1982. Oggi l'Opus Dei è l'unica prelatura personale della Chiesa cattolica.
Secondo le parole del suo fondatore, la sua principale finalità è diffondere ovunque una "viva consapevolezza della chiamata universale alla santità e all'apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell'esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante spirito di mortificazione".

Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei
L'origine del nome dell'istituzione è infatti legato alla volontà di contribuire, mediante il lavoro degli uomini (opus hominis), alla salus animarum (salvezza delle anime), fine dell'ordinamento della Chiesa, e, dunque, al disegno di Dio in Terra (opus dei).
Gli 85.000 fedeli, uomini e donne, che fanno parte dell'Opus Dei, per quanto riguarda i fini specifici della Prelatura sono guidati da un prelato eletto da un Congresso generale elettivo e successivamente confermato dal Papa (dal 1994 è monsignore Javier Echevarría, succeduto a mons. Álvaro del Portillo, morto in quell'anno, e primo successore del fondatore).
Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1983, le Prelature personali sono composte da presbiteri, diaconi e da laici.
Le finalità dell'Opus Dei, secondo quanto enunciato dalla stessa, riguardano tre "dimensioni":
umana (sviluppo delle virtù e dei talenti, amicizia e condivisione, anche dei beni materiali, che può arrivare in taluni casi anche al lascito testamentario[senza fonte]);
professionale (aiuto nello studio attraverso le opere apostoliche per studenti, promozione di centri di formazione professionale come ad esempio un centro ELIS a Roma[1], l'Accademia del Castello a Cagliari o le diverse opere nei paesi in via di sviluppo);
spirituale e dottrinale (secondo i contenuti e le modalità proprie della Chiesa cattolica e da essa approvate).

Per taluni l'Opus Dei è un'organizzazione che, per determinati aspetti del suo modus operandi, è qualificabile come setta[9]. Ad esempio vengono criticate, anche nel mondo cattolico (vedi nota su iniziativa del Cardinale londinese Basil Hume e rapporto del superiore dei Gesuiti), le sue spregiudicate tecniche di proselitismo impieganti club giovanili e centri di aiuto allo studio non operanti apertamente con il suo nome (in Italia sotto le insegne del Faes e della Fondazione Rui) ma dove operano, apparentemente nelle vesti di "tutor" ma, in realtà, ai fini del reclutamento, numerari dell'Opus Dei istruiti proprio a tale compito.
L'Opus Dei è stata anche criticata per il fatto di promuovere una visione della fede cattolica conservatrice ed ostile alle novità introdotte dal Concilio Vaticano II, anche se è stato rilevato da fonti autorevoli come il pensiero di Josemaría Escrivá abbia anticipato di diversi anni le conclusioni raggiunte dal Concilio Vaticano II in materia di ruolo dei laici nella Chiesa e di chiamata universale alla santità, come riconosciuto da Papa Giovanni Paolo I [10]. Altre critiche riguardano alcune pratiche di vita ritenute antigieniche, come la mortificazione corporale praticata dai membri numerari, il presunto ostracismo verso chi fuoriesce dall'Opus Dei e alcuni casi di patologie mentali sviluppati tra i numerari e le numerarie che vivono per molti anni nelle case dell'Opus Dei.

In base ad alcuni rapporti provenienti dalla Spagna, il superiore generale dei Gesuiti, p. Wlodimir Ledochowski (18661942), ha riferito al Vaticano che considerava l'Opus Dei "molto nocivo per la Chiesa in Spagna". Egli ne descrisse le caratteristiche di "segretezza" e ne vide dei "segni di una inclinazione mascherata a dominare il mondo con una forma particolare di massoneria cristiana"[11]. Questa critica, dall'interno di alcuni ambienti ecclesiastici ("l'opposizione dei Buoni" come venne definita da Escrivá; secondo Escrivá, la grande ostilità dei gesuiti era «illogica»[12]), è considerata la radice delle critiche recenti provenienti dalle fonti più disparate. Questa, almeno, è la conclusione di molti autori, incluso John L. Allen, Jr., un giornalista americano della CNN cattolico ed esperto vaticanista[13].
Nel 1981 il cardinale Basil Hume, arcivescovo di Westminster, dopo un'accurata indagine, scrisse alcune "Raccomandazioni per la futura attività dei membri dell’Opus Dei nella diocesi di Westminster" in cui redarguiva l'Opera in relazione alle sue attività di reclutamento tra i più giovani e poneva alla stessa forti limiti e regole a cui attenersi nel reclutamento di nuovi membri. [14]
Per taluni critici, tra cui numerosi ex membri riuniti nell'Opus Dei Awareness Network e Opuslibros.org, l'Opus Dei ha tutte le caratteristiche e il modus operandi di una setta[senza fonte]. Nel 1997 il Parlamento belga ha sollecitato un rapporto sulle sette: l'Opus Dei è rientrata nell'elenco dei gruppi che la Commissione parlamentare d'inchiesta ritiene pericolosi per l'azione di reclutamento effettuata nei confronti degli adolescenti e per gli episodi di manipolazione psicologica segnalati da molte famiglie belghe

scientology

Scientology è un movimento a sfondo religioso fondato da L. Ron Hubbard nel 1954. Secondo fonti interne, al 2005 conterebbe otto milioni di praticanti [1], ma fonti esterne riducono la cifra a circa cinquecentomila [2].
Che sia corretto definire Scientology una religione è argomento di dibattito. Giuridicamente, lo status di religione viene accordato a Scientology solo da alcune nazioni (per esempio Stati Uniti e Australia); in Europa la tendenza generale è quella di considerarla una "organizzazione", un "movimento", un "culto", una "setta", ma non una "chiesa".
Il quartier generale si trova nella cittadina statunitense di Clearwater. Dopo la morte di Hubbard nel 1986 (o, secondo la credenza diffusa in Scientology, dopo la sua volontaria decisione di abbandonare la Terra) il movimento è guidato da David Miscavige.
Essenzialmente, Scientology afferma che le reali potenzialità dell'essere umano (visto come un essere spirituale immortale che, continuamente, dopo ogni morte si trova forzato a prendere possesso di un nuovo corpo), sarebbero molto superiori a quelle che normalmente usa, e comprenderebbero il potere di guarire dalle malattie con la sola forza del pensiero (poiché il 90% di esse sarebbe solo psicosomatico), il controllo cosciente di ogni parte del corpo e la facoltà di abbandonare il corpo fisico per vagare nello spazio in forma incorporea.
Gli esseri umani non avrebbero normalmente accesso a queste facoltà a causa di crimini commessi (gli atti overt) o di traumi fisici e mentali subiti sia nella vita attuale che in quelle precedenti;

MAGGIORI INFO@WIKIPEDIA ITALIA

lunedì 2 febbraio 2009

buona notizia/cattiva notizia


BUONA NOTIZIA
L'inaugurazione dell'alta velocità tra Milano e Bologna ha convinto gli italiani a considerare il treno con occhio più benevolo. Lla vendita di biglietti è aumentata di oltre il 30 % con risultati ancora più lusinghieri per quanto riguarda la prima classe.
LA CATTIVA NOTIZIA
per arrivare da Palermo a Catania, 200 km di binari, sono necessarie 5 ore. Ma neanche al Nord si può sorridere, perchè qui si concentrano grandi masse di pendolari che ogni giorno devono raggiungere il luogo di lavoro nelle maggiori aree metropolitane del Paese e usufruiscono di un servizio non solo lento, ma anche di pessima qualità. Le linee che portano i pendolari a Milano, per esempio, già oggetto di numerose proteste, sono finite nel mirino addirittura della Asl, che ha invitato il Comune a varare un'ordinanza per il ripristino di condizioni igieniche sopportabili.

giovedì 8 gennaio 2009

Aziende più antiche al mondo: sei su dieci sono italiane

La classifica di Family Business: prima una locanda giapponese del 718, la Houshi Onsen.
MILANO - C'è un campo in cui le imprese italiane eccellono nelle classifiche mondiali. E' quello dell'anzianità di fondazione dove le nostre imprese familiari conquistano ben 6 posti tra le prime dieci. Sono 13 però complessivamente le industrie del made in Italy presenti nella classifica di anzianità stilata da Family Business, una rivista americana specializzata proprio in aziende familiari, dove la Pontificia Fonderia Marinelli, che dall'anno mille produce campane, conquista il secondo posto.

LE PRIME DIECI - In testa alla classifica 2008 rimane saldamente in testa ancora una volta una realtà giapponese, che però non è più la Kongo Gumi, società attiva nella costruzione di templi buddisti nata nel 578, ma rea di aver ceduto alle lusinghe del mercato, visto che nel 2006 è stata acquisita dal gigante dell'edilizia Takamatsu. Nell'aggiornamento della graduatoria da poco pubblicata, infatti, la vetta è stata conquistata da Houshi Onsen, l'albergo-struttura termale guidato dalla stessa famiglia dal 718, quando fu fondato, secondo la leggenda, da un monaco buddista nel luogo indicato dal dio del Monte Hakusan. La genesi delle imprese nostrane presenti in classifica sarà forse dai connotati meno spirituali, ma quanto ad antichità anche il made in Italy ha qualcosa da dire. La Pontificia Fonderia Marinelli, nata nell'anno mille ad Agnone (Isernia), come fonderia delle campane del Papa, conquista il podio ex equo con la cantina Chateau de Goulaine. Nata, come la storica cantina francese, nell'anno mille, la Marinelli usa ancora le antiche tecniche. Le sue campane risuonano ormai in tutto il mondo, da New York a Pechino, da Gerusalemme al Sud America, fino alla Corea. I dipendenti sono solo 20 e tra loro ci sono ancora cinque membri della famiglia Marinelli, con Pasquale direttore operativo. Per trovare un'altra impresa italiana basta scendere al quarto posto, dove si piazza la Barone Ricasoli, storico produttore di vino e olio d'oliva nato a Siena nel 1141, guidato da Francesco Ricasoli. Subito dopo, al quinto posto, ecco un nome storico del vetro, la Barovier & Toso, di Murano (Venezia): dopo essere stata fondata nel 1295, l'azienda è giunta ormai alla ventesima generazione dei Barovier che, nel 1936, si fusero con i Toso. Scendendo lungo la classifica si incontrano poi due aziende fiorentine. In ottava posizione c'è la Torrini, l'impresa produttrice di gioielli fondata dal capostipite Jacopo nel 1369 e in nona la Antinori, che produce vino a partire dal 1385. Per la decima in graduatoria ci si sposta in Veneto: è la Camuffo di Portogruaro (Venezia), impresa costruttrice di imbarcazioni nata nel 1438 nel porto veneziano di Khanià a Creta. Dalla fondazione, per mano di El Ham Muftì, ha venduto barche tra l'altro a Maometto II, alla Repubblica di Venezia, e perfino a Napoleone.
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LE ALTRE - Le ceramiche di Grazia Deruta, azienda attiva a Torino dal 1500, hanno conquistato, oltre al mercato degli Stati Uniti, anche la dodicesima posizione. L'azienda è tallonata dalla Pietro Beretta, lo storico produttore di armi di Gardone (Brescia), capace tra l'altro di piazzare la mitica rivoltella tra le mani della spia più famosa del mondo, James Bond. Dopo questa pattuglia che si piazza nelle prime posizioni, occorre scendere fino al trentunesimo posto per trovare un'altra azienda del Made in Italy. È la Cartiera Mantovana, fondata nel 1615 dalla famiglia Marenghi, tuttora guidata da Cristina Marenghi e figli. Tutte nate nel '700 sono le ultime italiane che affollano la classifica di Family Business: la calabrese Amarelli Fabbrica de Liquirizia di Rossano Scalo (1731), la laneria Fratelli Piacenza di Pollone, in provincia di Biella (1733), la Fonderia Daciano Colbachini di Padova (1745), il Lanificio Conte di Schio (1757).

Perde lo scuolabus, bambino di sei anni prende l'auto della mamma e va a scuola

Ora una notizia un po' divertente e altrettanto curiosa, avvenuta in America.
Il piccolo ha guidato per 15 km prima di fermarsi contro un cartello stradale. Nessuna ferita ma molta paura.

WASHINGTON - «Mamma ho perso lo scuolabus». Questa volta non è un film e il finale a lieto fine è solo il frutto di una fortunata coincidenza. Un bimbo di 6 anni che in Virginia aveva perso lo scuolabus, piuttosto che fare tardi a scuola ha deciso di servirsi da solo dell'auto della madre: ha guidato per una quindicina di chilometri su strade affollate prima di fermarsi contro il palo di un cartello stradale.

Notizia completa:
http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_07/bus_bambino_sei_anni_auto_scontro_d2887af8-dce3-11dd-8a8f-00144f02aabc.shtml

Tettoia crolla per la neve, muore 46enne

Milano, a causa del crollo di una tettoia provocato dalla neve. L'uomo era uscito sul balcone, forse per controllare i danni, quando la tenda parasole, appesantita dai chili di ghiaccio e neve, non ha retto ed è crollata trascinando con sé anche una parte di muratura: un pilastrino, calcinacci e grossi pezzi di cemento che hanno ferito in modo gravissimo il 46enne. A darne notizia è stata l'Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 e i vigili del fuoco che non hanno potuto far altro che constatare il decesso.Milano, a causa del crollo di una tettoia provocato dalla neve. L'uomo era uscito sul balcone, forse per controllare i danni, quando la tenda parasole, appesantita dai chili di ghiaccio e neve, non ha retto ed è crollata trascinando con sé anche una parte di muratura: un pilastrino, calcinacci e grossi pezzi di cemento che hanno ferito in modo gravissimo il 46enne. A darne notizia è stata l'Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 e i vigili del fuoco che non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

APERTA UN'INCHIESTA - La Procura di Milano ha avviato un'inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. Il pm titolare dell'inchiesta è Letizia Mannella, che ha disposto l'autopsia sul corpo dell'uomo. Secondo la ricostruzione, avallata anche dai vigili del fuoco, l'uomo sarebbe uscito sul terrazzino avendo sentito un primo rumore, probabilmente il crollo del leggero soffitto a cannette che formava la tettoia, e sarebbe stato travolto dal crollo di un pilastrino del muro perimetrale.

martedì 18 novembre 2008

Mercato immobiliare: Milano al quarto posto della Main Streets Across The World


Milano guadagna ancora una posizione e sale al quarto posto della classifica globale di Main Streets Across The World, la ricerca condotta annualmente da Cushman & Wakefield, la maggiore società privata di servizi per il mercato degli immobili commerciali, che registra i canoni di locazione del settore retail nelle 236 principali vie per lo shopping in 48 paesi nel mondo.


Nell'edizione 2008 di MSATW per la prima volta è stato possibile conglobare nel valore del canone di locazione delle città italiane considerate anche la buona uscita permettendo di comunicare il reale valore di mercato dei canoni di locazione e la comparazione a livello internazionale. In Italia, così come in generale in tutta l'Europa occidentale, nonostante la perdurante congiuntura economica negativa non si è registrato un calo delle attività nella prima parte dell'anno; i retailer si sono comunque dimostrati più cauti rispetto agli anni passati e sono meno disponibili nel pagare canoni eccezionali, a meno che le location non rivelino di livello straordinario.Il paese ha assistito a una sostenuta accelerazione dei canoni di locazione di location di primo livello, con una crescita pari all'11%, rivelandosi il mercato meglio performante di tutta l'Europa occidentale: la Germania, che si è attestata al secondo posto della classifica europea, ha registrato una crescita con valori che non hanno superato nel complesso il 6,7%.Anche a livello europeo durante la prima metà del 2008 i valori dei canoni di affitto di location top hanno continuato a incrementare, con uno relativo squilibrio rispetto alla domanda di spazi. Molti retailer sono tuttora in fase di espansione, sebbene piuttosto cauti; la maggior parte continua a essere molto selettiva e meno incline a pagare canoni top, a meno che la proprietà e la location non siano di livello eccezionale.La location top italiana continua a essere via Montenapoleone a Milano, seconda a livello europeo dopo Avenue des Champs Elysées a Parigi e quarta al mondo: a livello globale la prestigiosa via milanese ha guadagnato una posizione rispetto alla classifica 2007. Qui affittare 100 mq costa annualmente 670.000,00 €, con un aumento dell'11,7% rispetto al 2007.Un valore da cui si discosta poco via Condotti a Roma, che nel 2008 ha registrato una buona performance, registrando la percentuale più elevata di aumento dei canoni di locazione in tutta Italia, e comparendo al terzo posto nella top ten europea, anche se ancora non nella classifica globale.Così ha commentato i dati italiani Thomas Casolo, Partner, responsabile Retail in Town C&W Italia: “I brand, specialmente quelli del settore lusso, continuano a preferire le location classiche del mondo della moda, ovvero via Montenapoleone e via della Spiga a Milano, insieme a via Condotti nella capitale. I canoni di locazione degli spazi in queste vie continuano a registrare buoni trend di crescita, anche se cominciano ad affacciarsi sul mercato nuovi nomi e città, quale via Roma a Torino, che ha registrato una crescita significativa rispetto al 2007: tenendo conto anche del trend di sviluppo accelerato che sta avendo la città pensiamo che questa location possa essere per il futuro come uno delle nuove destinazioni per il polo del lusso”.

venerdì 7 novembre 2008

Facebook

Ciao a tutti! se siete iscritti a facebook e cercate due gruppi carini, potete trovare questi due:


I seguaci di Warren Buffet



Sharm fun Network

Buon divertimento!!

domenica 28 settembre 2008

Notizie della mia amata...città

(ANSA) - VENEZIA, 28 SET - Il Gruppo Benetton per 53 mln di euro ha vinto l'asta per il Fontego dei Tedeschi, edificio di 10 mila mq sul Canal Grande a Venezia.Il palazzo cinquecentesco e' attualmente sede delle Poste Italiane che lo hanno ceduto per fare cassa. Ad aggiudicarsi il Fontego dei Tedeschi, con un offerta di circa due milioni superiore alla base d'asta (51), e' stata Edizione Property, braccio immobiliare di Edizione Holding. Gran parte del complesso dovrebbe essere utilizzato per attivita' commerciali.

che bello, domenica prossima vado pure a visitarla. Ma sapete per caso se si può entrare all'arsenale?
e cosa sarebbero le attività commerciali di cui si parla? Forse delle visite o cose simili?
I Benetton sono troppo potenti in Italia, beh comunque meglio loro della vecchia casa reale. Anzi, per fortuna abbiamo il Silvio Berlusconi che lascia meno spazio alla vecchia, odiosa, casa reale.

mercoledì 24 settembre 2008

Ricordate chi è Kervièl?


Nell'anno della crisi finanziaria più incendiaria che sta mandando in fumo enormi ricchezze esce in forma di fumetto la storia che ha aperto quest'anno difficile. Lunedì viene pubblicato in Francia il tanto atteso " Le journal de Jérome Kerviel"di Lorentz illustrato da Nicolas Million edito da Thomas Editions, il cui protagonista è proprio quel giovane trader della Société Generale che alla sua società ha causato un buco di quasi 5 miliardi di euro.Una perdita ingente prodotta dalla spregiudicatezza di un uomo solo di appena 31 anni alla cui storia si spira il fumetto in forma di diario che ripercorre le tappe dello scandalo finanziario. Come da semplice e oscuro funzionario di back office Kerviel sia riuscito ad accumulare posizioni per almeno 60 miliardi di euro su futures legati agli indici di Borsa, i più semplici e primitivi tra i prodotti derivati, dei quali Société Générale è leader mondiale.Una "graphic novel" esemplare su come farsi beffa di un sistema di controllo e di gestione del rischio apparentemente inviolabile ma nei fatti esposto alle manipolazioni di un singolo dipendente. Oltre al buco di 4,9 miliardi da lui prodotto , c'è il danno conseguente dalla inevitabile chiusura delle posizioni nei giorni di mercato peggiori degli ultimi anni tanto da costringere la banca a una svalutazione di 2 miliardi legata alla crisi dei subprime e a una ricapitalizzazione da 5,5 miliardi di euro per compensare l'erosione patrimoniale. Dalla vicenda inquietante che ha rafforzato il partito di quanti premono e tra questi vi è il governo francese per un controllo rafforzato delle autorità di vigilanza esce una storia esilarante. Insomma sembrano lontani i tempi dei drammi e dei suicidi per i crack finanziari, adesso si gioca a un nuovo gioco: "bucopoli" .

lunedì 15 settembre 2008

Australia, ottantenne è campione di body building


SIDNEY (Reuters) - All'età di quasi ottant'anni, l'australiano Ray Moon ha superato la poliomielite, un intervento a cuore aperto, problemi alla prostata e un fallimento finanziario, per diventare poi un campione di body building.

Con muscoli e forza di un uomo molto più giovane della sua età, Moon è stato incoronato ieri campione nella categoria "over 60" di una competizione nazionale di body building per amatori.
"In genere partecipo a quella 'over 70' ma quest'anno l'hanno eliminata, quindi ho dovuto competere con persone più giovani di me", ha detto Moon a Reuters al telefono.
L'ex ristoratore milionario ha iniziato ad allenarsi cinque anni fa per "disimpegnare la mente" dopo il fallimento della sua attività.
"Sono stato così sfortunato da aver avuto un ostacolo finanziario che mi ha lasciato senza un soldo e quindi avevo bisogno di qualcosa che mi facesse riprendere a livello mentale", ha detto. "Così ho iniziato a lavorarci con il proprietario della palestra che è stato Mister Universo".
Moon, che compirà ottant'anni quest'anno, segue una dieta ferrea e un allenamento costante. "Mi alleno cinque giorni a settimana, due ore agli esercizi e faccio anche camminate di tre o quattro chilometri ogni giorno sul tapis roulant", ha detto, aggiungendo di seguire una dieta iperproteica.
Il campione australiano ha detto che spera di aver invogliato altri anziani a diventare più attivi. Il suo consiglio è semplice: "Ho sempre avuto un atteggiamento positivo ben prima che la mia attività fallisse, ma sicuramente questo aiuta quando non hai soldi e devi ricominciare da capo".

venerdì 12 settembre 2008

Paradosso subprime: Lehman Brothers vale meno della Popolare di Sondrio

La crisi subprime americana ha messo al tappeto i colossi delle case di investimento d'Oltreoceano, simboli della finanza mondiale. Al punto che, dopo l'ulteriore tonfo di oggi, la capitalizzazione di Lehman Brothers (intorno alle 19 italiane di giovedì le azioni accusano un calo del 32%) è inferiore a quella della Popolare di Milano e della Popolare dell'Emilia Romagna. Più o meno in linea con quella della Popolare di Sondrio.Anche le big Morgan Stanley, Merrill Lynch e Goldman Sachs valgono meno, almeno tenendo conto dei prezzi di Borsa, delle nostrane Unicredit e IntesaSanPaolo. In verità per valutare gli istituti occorre tener conto del valore degli asset, delle attività, nonché dell'esposizione finanziaria di ciascun istituto. D'altra parte il mercato, con le proprie quotazioni, fornisce sempre una buona misura del polso. Numeri alla mano Lehman Brothers oggi capitalizza circa 3,4 miliardi di dollari, ovvero 2,47 miliardi di euro (tenendo conto dell'attuale cambio euro-dollaro a 1,3927). Insomma quanto la Popolare di Sondrio, o forse meno se se prendessimo in considerazione i minimi toccati oggi dalle azioni della banca d'affari Usa (la capitalizzazione dell'investment bank e' scivolata fino a 2 miliardi di euro). L'istituto milanese presieduto da Roberto Mazzotta, ai corsi di Borsa vale 2,7 miliardi e la Bper 2,8 miliardi. Sempre in termini di paragone, Lehman vale meno della metà della banca d'affari italiana Mediobanca (7,6 miliardi). Molto meno anche del Monte dei Paschi (9,9 miliardi), di Ubi (9,5 miliardi) e del Banco Popolare (7,9 miliardi). A una distanza che appare quasi siderale rispetto ai colossi nostrani Unicredit (49,5 miliardi) e IntesaSanPaolo (45,2 miliardi), con i quali non vincono la gara nemmeno big del calibro di Goldman Sachs (43,3 miliardi di euro), Morgan Stanley (41,29 miliardi di dollari) e Merill Lynch (22,2 miliardi). Solamente Jp Morgan (98,37 miliardi di euro) e Citi (70,69 miliardi) continuano a mantenere la leadership, almeno in termini di capitalizzazione. (Radiocor)

mercoledì 3 settembre 2008

Fast and Furious 4

Il film si ambienterà tra Los Angeles, Messico e Repubblica Domenicana e sarà diretto da Justin Lin e Chris Morgan, già registi del terzo episodio. Le riprese del film - del quale Diesel sarà anche produttore, tramite la sua One Race Films - dovrebbero essere già iniziate come si può notare dall'unica foto rilasciata (Sopra)Nulla si conosce della trama, ma una cosa è certa:Il grande vecchio cast che aveva recitato nel primo episodio ritornerà al completo:Vin Diesel (Dominik Toretto)Paul Walker (Brian O'Conner)Jordanan Brewster (Mia Toretto)Michelle Rodriguez (Letty)Mancherà la bellissima Eva Mendez (Protagonista femminile del secondo episodio) a causa della altissima richiesta per l'ingaggio.

sabato 30 agosto 2008

Droga nel menù a Napoli

(ANSA) - NAPOLI, 28 AGO In un ristorante del Napoletano c'era anche il menu delle droghe che i clienti potevano assumere in apposite camere al piano superiore. A Quarto, in via san Nullo, nel ristorante Il Cascinale, i CC hanno arrestato in flagranza di reato per detenzione di droga a fini di spaccio Salvatore Sebastiano, 38 anni, titolare dell'esercizio, suo padre Giulio, 64 anni, e Patrizio Merone, 32 anni, che lavorava nel locale come cuoco. I militari hanno anche trovato nelle cucine 6 grammi di cocaina.

mercoledì 6 agosto 2008

Cuil-nuovo motore di ricerca


L'estate del Web non è fatta del solo tormentone Yahoo! e delle grandi manovre in seno ai giganti dell'universo Internet ma anche di new entry che cercano spazio all'ombra dei più celebrati attori del Web. Cuil.com, nato grazie all'intuizione di Anna Patterson, una ricercatrice fuoriuscita dalla società del motore di ricerca più famoso al mondo, ne è un esempio perfetto. Come Google si presenta come search engine, con una dote di oltre 121 miliardi di pagine Web indicizzate (che ne farebbero il più grande per dimensioni) e un nome che deriva da una parola gaelica che significa "conoscenza" e la cui pronuncia fa il verso a un termine assai di moda fra i giovanissimi e non solo, e cioè l'inglese «cool».Perché cuil.com dovrebbe essere preferito a Google o ad altri motori è, dicono i portavoce della società, molto semplice: questo nuovo motore lavora con un algoritmo di ricerca che seleziona le pagine più importanti meglio degli "engine" rivali, e cioè pescandole da un maggior numero di pagine Web e in modo più rapido ed economico. Per chi ne capisce di tecnologie Internet e new media la spiegazione di tale miglioria sta nel fatto che invece dei classici sistemi di ricerca basati su "page rank" (e cioè la rilevanza data dal motore alle pagine Web in base al numero di link ricevuti) cuil.com analizza il contesto di ogni pagina e il concetto sottostante la richiesta dell'utente. Con il risultato di produrre risultati più soddisfacenti anche sotto il profilo della privacy per gli utenti e delle dimensioni dell'indice monitorato. Per essere "cool", il nuovo motore ricorre quindi alle tecniche di ricerca contestuali (più volte menzionate da Bill Gates parlando del futuro dei servizi Windows Live) e si distingue in sol colpo da tutti gli altri motori, quelli che vanno per la maggiore fra gli utenti e che risentono di precise politiche commerciali (vedi Google) e quelli che hanno puntato su tecnologie innovative (come quelli semantici o umani). I suoi artefici – e il co-fondatore e Ceo (nonché docente a Stanford) Tom Costello in modo particolare - ne sono più che convinti: Cuil.com, rispetto alla piattaforma di search di Mountain View, va oltre perchè analizza le pagine Web in profondità andando a determinare le relazioni fra le parole più importanti e le possibili categorie di riferimento a cui associarle e si concentra su queste. Non sul nome, l'indirizzo Ip e le abitudini di navigazione dell'utente. Il paragone con Google, naturale e dovuto, per il momento però non regge per tanti motivi, nonostante la potenza di fuoco di cuil.com (in termini di numero di pagine indicizzate) è a detta di Costello tre volte tanto quella del motore della casa californiana. Al di là delle perdonabili mancanze sotto il profilo della capacità di ricerca (nel confronto per numero di siti trovati per un termine noto come Apple il gap nei confronti di Google è imbarazzante) e del livello di affinamento del motore, ciò che non rende (oggi) Cuil.com un possibile rivale della grande G sono i servizi a corredo. Che da una parte abbondano (vedi la toolbar, il desktop search, le maps e via dicendo) e dall'altra sono un'idea ancora tutta da perfezionare e realizzare. Google che fra i motori di ricerca ha portato la propria market share negli Usa a poco meno del 70%, contro il 20% di Yahoo! e il 6% di Microsoft ha inoltre dalla sua il favore di essere un punto fermo nelle abitudini degli internauti di tutto il pianeta, una sorta di lingua franca del Web 2.0 su scala globale. Cuil.com, osservano alcuni analisti in tal senso, potrebbe però sfruttare i punti deboli di Google per portare dalla sua quegli utenti che trovano il motore di Mountain View incapace di soddisfarli dal punto di vista qualitativo della ricerca su Internet. Scalfire l'egemonia di Google è un compito arduo e di certo non immediato (chiedere a Microsoft per averne conferma) e non va dimenticato neppure che quando a spopolare fra i Web search erano Altavista e Yahoo!, la grande G era praticamente un'emerita sconosciuta.

Io l'ho già provato e non mi convince, senz'altro in futuro sarà migliorato e potrà veramente spiazzare Google..

lunedì 4 agosto 2008

Trading-dipendenza


«La notte facevo fatica ad addormentarmi. Aspettavo solo che facesse mattino per collegarmi e fare i primi ordini. Durante il lavoro poi, appena potevo, tornavo a casa a controllare l'andamento delle azioni. Compravo, vendevo, speculavo. Arrivavo a muovere più di diecimila euro al giorno. Qualche volta andava bene, qualche altra meno. Ma alla fine mi sono trovato senza più un soldo». La storia che Fabio (nome di fantasia) ci ha raccontato, è quella di una passione sfociata in dipendenza. Un pallino, quello del trading online, diventato schiavitù simile all'alcolismo o alla droga, anche se forse il paragone più azzeccato è con il gioco d'azzardo. Fabio ha puntato i suoi soldi su azioni e strumenti finanziari complessi al "tavolo verde" della Borsa Italiana.
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Fabio è stato malato di "gioco in Borsa compulsivo", un disturbo mentale della famiglia degli "internet addiction disorder". Come la dipendenza da chat, da pornografia online o dai videogiochi. Il trader compulsivo agisce proprio come un giocatore d'azzardo. Si fa guidare dall'istinto più che dalle competenze e dalla ragione, non sa mai quando fermarsi, non riconosce i propri limiti. «È molto difficile individuare un problema di dipendenza da trading - spiega Paolo Cavedini psichiatra del San Raffaele di Milano, specializzato in dipendenza da gioco d'azzardo - chi passa la giornata davanti al videopoker è evidentemente malato. Chiunque lo riconosce. Per chi fa trading è diverso. Fare investimenti in azioni o obbligazioni è un'attività socialmente accettata. Per cui, chi ha delle grosse perdite, non è necessariamente una persona con dei problemi psichiatrici. Nella maggior parte dei casi è uno che ha fatto un investimento sbagliato».
Non sono cause specifiche a scatenare la compulsività. Nella maggior parte dei casi è la combinazione di diversi fattori. C'è la predisposizione fisiologica ad esempio. «Alcune persone - spiega Paolo Cavedini - hanno una maggior percezione del livello di rischio a cui vanno incontro e riescono a rimanere freddi e prendere decisioni giuste anche in condizioni di stress. Altri invece si fanno prendere più facilmente dall'emotività. Questi ultimi sono i soggetti più a rischio». Ci sono poi fattori esterni. Ad esempio un crollo inaspettato dei listini che manda in fumo un investimento. Per Fabio, l'inizio della fine ha coinciso con il crack della Parmalat del 2003. «Me lo ricordo bene – racconta – da un giorno all'altro persi quasi 30mila euro. E pensare che la settimana precedente ne avevo guadagnati mille». La batosta è pesante e Fabio cerca di farvi fronte come può, ma a un certo punto la situazione gli sfugge di mano. «Ero ossessionato dal recuperare quei soldi – racconta – è così iniziai a fare investimenti sempre più rischiosi. Puntai sui covered warrant (strumenti finanziari molto complessi, solitamente appannaggio di esperti e trader professionisti, ndr). Ogni giorno compravo e vendevo, compravo e vendevo. Mettendoci sempre più soldi. Senza accorgermene, diventai dipendente».
Fabio cerca in tutti i modi di nascondere la realtà ai suoi familiari. Ma sua moglie si rende conto che qualcosa non va. Inizia a chiedere aiuto. A psichiatri, psicologi e anche al SerT (il Servizio tossicodipendenze che aiuta anche i malati di gioco d'azzardo). Ma, nel migliore dei casi, si sente rispondere: «Signora, suo marito sta benissimo, ha solo fatto degli investimenti sbagliati». Qualcuno addirittura le consiglia di divorziare. Intanto però la situazione finanziaria della famiglia precipita. È il mese di marzo del 2007, quando Fabio tocca il fondo. Un ribasso del titolo Tenaris e il suo conto in banca si svuota: in pochi anni ha dilapidato 150 mila euro. «Fu allora che confessai tutto a mia moglie, che fino ad ora non sapeva quanto avevo investito. D'accordo con lei decisi di intestarle quanto restava dei miei risparmi, e affidarle la gestione del conto corrente». Ma a quel punto Fabio, per reazione all'astinenza da Borsa, cade in depressione. Appena recupera dei contanti li va a giocare al videopoker o al gratta e vinci. Nel mese di ottobre, si ricovera al San Raffaele di Milano. Una scelta obbligata, considerata la gravità del suo problema. «Per quindici giorni, io e mio figlio ci davamo i turni per sorvegliarlo - racconta la moglie - perché in ogni momento c'era il rischio che fuggisse e andasse al bar a giocare al gratta e vinci». Dopo il ricovero, Fabio inizia un ciclo di sedute di psicoterapia con cadenza settimanale e ora mensile. Oggi sta cercando faticosamente di ricostruirsi una vita.
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Chi è il trader compulsivo? Non è possibile stilare un profilo del giocatore in Borsa patologico. Non ci sono dati o statistiche. Ma dalle testimonianze che abbiamo raccolto è emerso che questo disturbo interessa sia dilettanti del trading, come Fabio, che di lavoro fa il commesso, che professionisti della finanza. La storia che ci ha raccontato Daniela Capitanucci, psicologa che lavora per un'associazione specializzata nelle cosiddette "nuove dipendenze", ne è la riprova. «Ho avuto in cura un consulente finanziario, impiegato in una banca – racconta - tra la fine degli anni 90 e il 2000 iniziò ad avere i primi problemi. Faceva investimenti molto rischiosi, sia sul suo conto, che sui portafogli che aveva in gestione. A un certo punto però, ebbe una grossa perdita sul conto di un suo cliente. Da quel momento entrò in una spirale pericolosa, spinto dalla necessità di recuperare il capitale perduto. Iniziò a sottrarre fondi dai conti dei clienti, per acquistare e rivendere titoli. Ad un certo punto però la banca si accorse delle irregolarità, scoprendo un buco per oltre 200 milioni di lire. L'istituto decise di non fargli causa per evitare che la notizia uscisse generando uno scandalo. Ci fu un accordo: la banca non lo avrebbe querelato in cambio del suo silenzio. L'unico risarcimento fu la trattenuta della sua liquidazione. Un'ottima soluzione per lui, che avrebbe rischiato il carcere in caso di condanna». La conferma di come la dipendenza da trading sia un problema da cui non sono immuni gli addetti ai lavori arriva anche da Dario Angelini, psicologo terapeuta del Laboratorio Famiglia di Roma. «Tra i miei pazienti ho avuto studenti di economia e commercio e professionisti - fa sapere – persone estremamente competenti che, proprio per la loro conoscenza approfondita del funzionamento dei mercati si sentivano troppo sicuri di se e hanno finito per rovinarsi». Non è raro poi che professionisti della finanza si rivolgano a specialisti anche quando il problema non ha raggiunto un livello di gravità tale da essere considerato patologico. «Ho avuto in cura un consulente finanziario e un trader professionista che lavora in una società di broker» dice Paolo Cavedini. «Hanno chiesto il mio aiuto perché, nonostante un altissimo livello di competenza nel loro lavoro, non riuscivano ad essere lucidi ed efficienti come volevano. Abbiamo fatto sedute di psicologia comportamentale. Successivamente gli ho insegnato delle tecniche di rilassamento per aiutarli a gestire meglio il momento della decisione».