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martedì 9 giugno 2009
Yahoo Answers
Con più di 90 milioni di utenti in tutto il mondo, Yahoo! Answers è la più grande community di condivisione di conoscenza sul Web. Answers è una comunità dove puoi fare domande e ottenere risposte vere da persone fisiche. È divertente ed istruttivo perché puoi inviare domande su qualunque argomento, da quello serio a quello frivolo. Inoltre, puoi fornire il tuo aiuto agli altri utenti rispondendo alle loro domande. Il gioco sta nel condividere ciò che sai e ciò che vuoi sapere. Pertanto non tenerti per te le domande, rispondendoti da solo... entra e inizia a condividere le informazioni!
domenica 29 marzo 2009
Focus sul modello della tripla elica

Il modello della tripla elica (triple helix) è basato sulla stretta cooperazione tra tre enti di tipo diverso, i tre pilastri della prosperità di un paese:
-università
-imprese
-Stato
Il funzionamento del modello avviene a partire dallo Stato, che dovrebbe ricoprire il ruolo di mediator, e influenzare la cooperazione e le sinergie tra università (o enti di ricerca) e imprese, e tra le imprese stesse. La ricerca va incentivata, vanno destinati fondi sempre maggiori allo sviluppo di tecnologie, e all'incremento e diffusione del know-how ossia della conoscenza. Per fare questo ci vuole l'intervento statale, un intervento mirato e attivo. Cosa che purtroppo manca in Italia. Addentrandoci nel modello scopriamo che il vero know-how viene generato dalla collaborazione delle imprese con le università, in un'ottica di interscambio. Le università creano conoscenza, che deve essere trasferita alle imprese (per non finire quindi inutilizzata). Le imprese a loro volta dovrebbero remunerare la ricerca; preferisco parlare in termini di interscambio di conoscenza. Per cui le imprese a loro volta devono essere attive nella ricerca, cooperare piuttosto che incentivare. Quindi avviene un vero e proprio scambio di risorse e di conoscenza. Questo processo viene soltanto indotto dallo Stato. Maggiore è l'incentivo dato alle imprese e alle università, maggiore sarà l'output totale. La vera forza degli Stati Uniti è il buon funzionamento di questo modello. In Italia manca questo tessuto culturale, si spera soltanto che cambi qualcosa in un futuro a noi vicino
Tripla elica
Negli Stati Uniti il modello della Tripla Elica ha generato un incremento impressionante nella produttività del sistema della “Ricerca Applicata”, con ricadute interessanti nel mondo dell’industria e dei servizi e relativi positivi risvolti occupazionali.Ecco l'esempio di una esperienza eccellente:Guven Yalcintas è il Vice Presidente del Technology Transfer Office della State University di New York. L’ente si occupa della “mediazione” tra Imprese, Università e Stato: fa parte di una fondazione indipendente che mantiene la “dovuta distanza” tra i tre elementi che compongono l’elica. Un simpatico cinquantenne, con aria da neo-pensionato in vacanza a Torino, si rivela il responsabile di una “macchina” con un budget annuale da 800 milioni di dollari totalmente dedicato alla ricerca, che sforna per l’industria 450 brevetti l’anno.L’inizio di questa avventura -alla fine degli anni ottanta- è stato pionieristico, quando questo “ex professore universitario” era in cerca di 200 mila dollari per “mettere in piedi” un Technology Transfer Office. Banche, Assicurazioni, Fondazioni, Privati, ecco dove andare a cercare questa “imponente” cifra: non avrebbe mai pensato di arrivare quindici anni dopo a moltiplicare per 4000 volte il budget “sognato”.
Il concetto di Technology Transfer in Italia è poco applicato proprio perché è spesso difficile “far parlare” le imprese ed il mondo dell’Università anche a causa delle dimensioni ridotte delle nostre aziende: la correlazione tra progetti svolti e risultati ottenuti spesso non è immediata o così strettamente controllata come negli USA dove la selezione dei progetti da finanziare è estremamente attenta e porta matematicamente alla generazione di brevetti e nuovo Know-how .
Il concetto di Technology Transfer in Italia è poco applicato proprio perché è spesso difficile “far parlare” le imprese ed il mondo dell’Università anche a causa delle dimensioni ridotte delle nostre aziende: la correlazione tra progetti svolti e risultati ottenuti spesso non è immediata o così strettamente controllata come negli USA dove la selezione dei progetti da finanziare è estremamente attenta e porta matematicamente alla generazione di brevetti e nuovo Know-how .
martedì 3 febbraio 2009
Batteri energetici

Trovare un modo per mettere al lavoro i batteri, come fossero microscopici animali da soma per sfruttare l'energia del loro movimento. E farlo nel modo più semplice possibile, in modo da renderne fattibile l'uso in apparati ad alta miniaturizzazione. È la direzione indicata dal risultato del lavoro dei ricercatori di Infm-Cnr (pubblicata sulle Physical Review Letters) che simulando sistemi di batteri in soluzione hanno individuato un modo per creare 'motori batterici' dal funzionamento prevedibile, costante, ed in grado di avviarsi senza intervento umano.Curiosità scientifica fino a pochissimo tempo fa, i motori batterici sono diventati un campo di intensa ricerca da quando nel 2006 se ne è dimostrata la fattibilità in Giappone: i ricercatori sperano di poterne sfruttare le potenzialità in un futuro prossimo, per alimentare tutta una serie di apparecchi microscopici, come impianti micromedicali o nanodispositivi ancora tutti da inventare, per i quali i motori batterici potrebbero fornire una fonte di energia economica e di dimensioni ridottissime.Un motore batterico è composto, oltre che di microrganismi, di due altri ingredienti: la soluzione in cui sono immersi, e particolari microingranaggi che i batteri possono mettere in movimento. È proprio da questi ingranaggi (come dall'albero di un motore automobilistico) che si progetta di estrarre energia. E le difficoltà per farlo nel modo più semplice possibile sono state superate da Luca Angelani, del laboratorio Smc di Infm-Cnr, e Roberto di Leonardo e Giancarlo Ruocco, del laboratorio Soft di Infm-Cnr. Se nel 2006 si sono utilizzati batteri geneticamente modificati e microingranaggi con leganti biochimici, con costi altissimi e rese bassissime, oggi grazie al loro lavoro si inverte il risultato: costi azzerati, e rendimento moltiplicato.La soluzione consiste nell'utilizzo di microingranaggi di una particolare forma asimmetrica, con denti di lunghezze differenti e orientati nella medesima direzione, simili a stelle lievemente sbilenche. È sufficiente immergere questi ingranaggi in una soluzione di batteri, perché questi ultimi col loro movimento spontaneamente li facciano girare a velocità costante (nella simulazione, batteri di escherichia coli imprimevano ai microingranaggi una velocità costante di due giri al minuto). La somma di batteri e ingranaggi asimmetrici è l'unica vincente: particelle inanimate soggette al moto casuale non causano il movimento, e lo stesso accade per batteri al "lavoro" su ingranaggi simmetrici.I ricercatori hanno identificato il modo più semplice per 'costringere' i batteri a compiere lavoro utile da cui estrarre energia. Alcune applicazioni resteranno certo fantasia (i calcoli, ad esempio, suggeriscono che con i batteri presenti in un metro cubo di soluzione si può generare potenza sufficiente per accendere una normale lampadina), ma moltissime altre possono venire immaginate: che siano apparecchiature mediche, di misurazione, controllo o altro, la strada è aperta perché i batteri possano alimentare i microdispositivi del futuro.
giovedì 18 settembre 2008
Microsoft punta sul marchio XBox
Riporto un articolo che descrive il prossimo panorama del gaming per quanto riguarda Microsoft. Ancora una riduzione di prezzo per XBox 360. La console di Microsoft, infatti, sarà venduta a € 179,99 a partire dal 19 settembre. Ci riferiamo alla versione Arcade, ovvero al modello commercializzato senza disco rigido. Ci sono nuovi prezzi anche per i modelli Premium ed Elite.
XBox 360 Premium, dotata adesso di hard disk da 60 GB invece che da 20 GB, avrà un prezzo di di € 239.99; mentre il modello Elite, con hard disk da 120 GB; sarà venduto a € 299,99. La riduzione dei prezzi va inquadrata nella strategia di rinnovamento che Microsoft sta pianificando intorno a XBox 360, che culminerà nella nuova dashboard che verrà lanciata in autunno.
Dal comunicato stampa ufficiale: "I nuovi prezzi stimati di vendita sono parte della strategia di Microsoft che ha l’obiettivo di aprire le porte del gioco e dell’intrattenimento in alta definizione ad un pubblico sempre più ampio, grazie a contenuti adatti ad ogni esigenza. Parte fondamentale di questa strategia è la nuova “XBox Live Online Experience”, in arrivo quest’autunno, che si prepara a reinventare completamente l’intrattenimento domestico, grazie ad un nuovo look accattivante e con un’esperienza d’utilizzo rinnovata volta a far provare all’utente più divertimento, maggiore facilità d’uso e un grande spirito di socializzazione".
“Siamo onorati e felici di poter espandere la portata di XBox 360 come prima console della next generation a infrangere la soglia dei 200 euro, rendendo la nostra piattaforma 200 euro meno cara rispetto ai competitor”, ha dichiarato Chris Lewis, Vice Presidente di Microsoft Interactive Entertainment Business in Europa. “La storia mostra che i maggiori picchi di vendita di console si verificano dopo che questo limite di prezzo è stato infranto, e noi siamo oggi nella posizione di avvantaggiarci di questa offerta per il mercato di massa. Stiamo facendo sentire i benefici dell’essere la prima console a vendere oltre 20 milioni di unità, a tutti i consumatori, con un ecosistema del mondo XBox in continua espansione".
Come reagiranno i major, Nintendo e Sony in primis?
XBox 360 Premium, dotata adesso di hard disk da 60 GB invece che da 20 GB, avrà un prezzo di di € 239.99; mentre il modello Elite, con hard disk da 120 GB; sarà venduto a € 299,99. La riduzione dei prezzi va inquadrata nella strategia di rinnovamento che Microsoft sta pianificando intorno a XBox 360, che culminerà nella nuova dashboard che verrà lanciata in autunno.
Dal comunicato stampa ufficiale: "I nuovi prezzi stimati di vendita sono parte della strategia di Microsoft che ha l’obiettivo di aprire le porte del gioco e dell’intrattenimento in alta definizione ad un pubblico sempre più ampio, grazie a contenuti adatti ad ogni esigenza. Parte fondamentale di questa strategia è la nuova “XBox Live Online Experience”, in arrivo quest’autunno, che si prepara a reinventare completamente l’intrattenimento domestico, grazie ad un nuovo look accattivante e con un’esperienza d’utilizzo rinnovata volta a far provare all’utente più divertimento, maggiore facilità d’uso e un grande spirito di socializzazione".
“Siamo onorati e felici di poter espandere la portata di XBox 360 come prima console della next generation a infrangere la soglia dei 200 euro, rendendo la nostra piattaforma 200 euro meno cara rispetto ai competitor”, ha dichiarato Chris Lewis, Vice Presidente di Microsoft Interactive Entertainment Business in Europa. “La storia mostra che i maggiori picchi di vendita di console si verificano dopo che questo limite di prezzo è stato infranto, e noi siamo oggi nella posizione di avvantaggiarci di questa offerta per il mercato di massa. Stiamo facendo sentire i benefici dell’essere la prima console a vendere oltre 20 milioni di unità, a tutti i consumatori, con un ecosistema del mondo XBox in continua espansione".
Come reagiranno i major, Nintendo e Sony in primis?
martedì 16 settembre 2008
Nokia, ecco come è fatto il nuovo N96. Cellulare o computer multimediale?





Giusto tre giorni fa mi stavo informando sui nuovi modelli Nokia, visto che l'Iphone non mi convince più di tanto ormai...ed ecco qua, dal sole24ore, un nuovo articolo che parla del nuovo gioiellino di casa Nokia:
il Nokia N96, il fiore all'occhiello della gamma Nseries della casa finlandese di cui si parla da tempo, è infatti prenotabile dall'Online Shop del produttore sborsando 719 euro. Il prezzo di listino indicato da Nokia, quello cioè che il consumatore pagherà alla cassa del centro commerciale o negozio dove lo andrà fisicamente a ritirare, sono tanti e per qualcuno forse anche decisamente troppi. La dote tecnica di questo terminale, però, parla da sola: display da 2,8 pollici, altoparlanti stereo 3D integrati, 16 Gbyte di memoria interna, modulo A-Gps con navigatore (Nokia Maps) e guida vocale, lettore multimediale, fotocamera da 5.0 megapixel e il chipset Dvb-H per ricevere i canali della televisione digitale terrestre. L'accesso privilegiato ai servizi di Ovi fanno invece pendant con le capacità di comunicazione wireless (via reti Wi-Fi o 3G Hsdpa 3G). Letta così assomiglia molto di più alla scheda tecnica di un mini computer da tasca che non a quella di un cellulare. Appunto.
L'accordo formalizzato nei giorni scorsi con Microsoft per estendere a tutti i dispositivi della serie S60 3rd Edition (43 modelli per circa 80 milioni di cellulari venduti sul mercato) la funzionalità Exchange Activesync e con essa l'accesso semplificato alla mail aziendale su piattaforma made in Redmond è già andato in archivio. In questi giorni Nokia è particolarmente attiva come lo sono del resto i suoi diretti concorrenti. Un esempio: ieri Research In Motion ha ufficializzato a braccetto con Microsoft che porterà il motore di ricerca Live Search di quest'ultima sui BlackBerry (e sul portale mobile di Rim) entro la fine dell'anno, dando continuità a una collaborazione che in maggio è sfociata con la disponibilità a bordo degli smartphone della casa canadese dei servizi Messenger e Hotmail di Windows Live. Quale allora, in questo intreccio di alleanze, la contro risposta del gigante finlandese? Eccole: la funzionalità di sincronizzazione Pim (Personal information management) del suo "portalone" di servizi Ovi.com , la Ovi Suite per pc e il servizio di accesso remoto Files on Ovi. In poche parole un pacchetto di servizi con i quali gli utenti di terminali Nokia potranno gestire informazioni personali e contenuti digitali in diverse modalità attraverso un'interfaccia semplice e unificata. Servizi che nel disegno convergente del produttore hanno il compito di rendere sempre più facile la comunicazione (via Internet) fra smartphone e personal computer, di mettere nelle mani dei "mobile workers" strumenti sempre più capaci per lavorare e non solo (archiviare on line o su pc i dati personali, accedervi da remoto, condividere file multimediali e altro ancora) ovunque essi si trovino.
http://www.nokia.it/link?cid=PLAIN_TEXT_872024
PROSSIMAMENTE deve uscire un altro modello molto alettante, l'N85.
qua http://www.nokia.it/link?cid=PLAIN_TEXT_1102516 trovate la sua completa descrizione.
Quale vi ispira di più tra l'N96 e l'N85 e perchè?
il Nokia N96, il fiore all'occhiello della gamma Nseries della casa finlandese di cui si parla da tempo, è infatti prenotabile dall'Online Shop del produttore sborsando 719 euro. Il prezzo di listino indicato da Nokia, quello cioè che il consumatore pagherà alla cassa del centro commerciale o negozio dove lo andrà fisicamente a ritirare, sono tanti e per qualcuno forse anche decisamente troppi. La dote tecnica di questo terminale, però, parla da sola: display da 2,8 pollici, altoparlanti stereo 3D integrati, 16 Gbyte di memoria interna, modulo A-Gps con navigatore (Nokia Maps) e guida vocale, lettore multimediale, fotocamera da 5.0 megapixel e il chipset Dvb-H per ricevere i canali della televisione digitale terrestre. L'accesso privilegiato ai servizi di Ovi fanno invece pendant con le capacità di comunicazione wireless (via reti Wi-Fi o 3G Hsdpa 3G). Letta così assomiglia molto di più alla scheda tecnica di un mini computer da tasca che non a quella di un cellulare. Appunto.
L'accordo formalizzato nei giorni scorsi con Microsoft per estendere a tutti i dispositivi della serie S60 3rd Edition (43 modelli per circa 80 milioni di cellulari venduti sul mercato) la funzionalità Exchange Activesync e con essa l'accesso semplificato alla mail aziendale su piattaforma made in Redmond è già andato in archivio. In questi giorni Nokia è particolarmente attiva come lo sono del resto i suoi diretti concorrenti. Un esempio: ieri Research In Motion ha ufficializzato a braccetto con Microsoft che porterà il motore di ricerca Live Search di quest'ultima sui BlackBerry (e sul portale mobile di Rim) entro la fine dell'anno, dando continuità a una collaborazione che in maggio è sfociata con la disponibilità a bordo degli smartphone della casa canadese dei servizi Messenger e Hotmail di Windows Live. Quale allora, in questo intreccio di alleanze, la contro risposta del gigante finlandese? Eccole: la funzionalità di sincronizzazione Pim (Personal information management) del suo "portalone" di servizi Ovi.com , la Ovi Suite per pc e il servizio di accesso remoto Files on Ovi. In poche parole un pacchetto di servizi con i quali gli utenti di terminali Nokia potranno gestire informazioni personali e contenuti digitali in diverse modalità attraverso un'interfaccia semplice e unificata. Servizi che nel disegno convergente del produttore hanno il compito di rendere sempre più facile la comunicazione (via Internet) fra smartphone e personal computer, di mettere nelle mani dei "mobile workers" strumenti sempre più capaci per lavorare e non solo (archiviare on line o su pc i dati personali, accedervi da remoto, condividere file multimediali e altro ancora) ovunque essi si trovino.
http://www.nokia.it/link?cid=PLAIN_TEXT_872024
PROSSIMAMENTE deve uscire un altro modello molto alettante, l'N85.
qua http://www.nokia.it/link?cid=PLAIN_TEXT_1102516 trovate la sua completa descrizione.
Quale vi ispira di più tra l'N96 e l'N85 e perchè?
mercoledì 10 settembre 2008
Nuovo iPod nano


Genio musicale.
Ascoltando una canzone che vi piace tantissimo vi viene voglia di trovarne altre che stiano bene insieme. Cosa fate? La funzionalità Genius setaccia la vostra libreria per creare una playlist di brani che stanno benissimo insieme. Sarà come avere un genio della console a vostra disposizione.
Cambiate musica.
È un fatto: a volte l’imprevedibilità dà sapore alla vita. E da oggi basta agitare iPod nano per shakerare la vostra musica passando a una canzone diversa nella libreria. Il risultato non finirà mai di stupirvi.
A ritmo di foto.
Tenete in tasca centinaia di foto da mettere in mostra ovunque andiate. Tenete iPod nano in posizione verticale per vedere gli scatti in modalità ritratto, ruotatelo di lato per la modalità panorama. Visualizzate nel formato corretto, le vostre foto avranno un aspetto magnifico sul brillante display con risoluzione di 320x240.
Batteria e alimentazione
Batteria ricaricabile agli ioni di litio integrata
Tempo di riproduzione
Tempo di riproduzione musicale: fino a 24 ore con una carica completa
Tempo di riproduzione video: fino a 4 ore con una carica completa
Ricarica tramite computer via USB o tramite alimentatore (in vendita separatamente)
Tempo di ricarica rapida: circa 1,5 ore (ricarica fino all’80% della capacità della batteria)
Tempo di ricarica completa: circa 3 ore
Ascoltando una canzone che vi piace tantissimo vi viene voglia di trovarne altre che stiano bene insieme. Cosa fate? La funzionalità Genius setaccia la vostra libreria per creare una playlist di brani che stanno benissimo insieme. Sarà come avere un genio della console a vostra disposizione.
Cambiate musica.
È un fatto: a volte l’imprevedibilità dà sapore alla vita. E da oggi basta agitare iPod nano per shakerare la vostra musica passando a una canzone diversa nella libreria. Il risultato non finirà mai di stupirvi.
A ritmo di foto.
Tenete in tasca centinaia di foto da mettere in mostra ovunque andiate. Tenete iPod nano in posizione verticale per vedere gli scatti in modalità ritratto, ruotatelo di lato per la modalità panorama. Visualizzate nel formato corretto, le vostre foto avranno un aspetto magnifico sul brillante display con risoluzione di 320x240.
Batteria e alimentazione
Batteria ricaricabile agli ioni di litio integrata
Tempo di riproduzione
Tempo di riproduzione musicale: fino a 24 ore con una carica completa
Tempo di riproduzione video: fino a 4 ore con una carica completa
Ricarica tramite computer via USB o tramite alimentatore (in vendita separatamente)
Tempo di ricarica rapida: circa 1,5 ore (ricarica fino all’80% della capacità della batteria)
Tempo di ricarica completa: circa 3 ore
sabato 6 settembre 2008
Atenei poli d'innovazione
Riprendendo un'intervista fatta da ilsole24ore, notiamo ancora una volta che la vera essenza dello sviluppo è insita nella ricerca. Ma vediamo meglio cosa dice il boss della Silicon Valley.
«Se abbiamo la Silicon valley lo dobbiamo alle università»: parola di John Hennessy, il tecnologo che presiede l'ateneo Stanford, in California, il "serial entrepreneur" che per primo ha scalato i vertici di un campus Usa.La maggior parte delle università americane, gestite con criteri privatistici, sono molto avanzate nella ricerca. Riescono a ottenere fondi, a fare investimenti e a conquistarsi brevetti. Che mettono a reddito. Nel senso che trasformano le idee in attività produttive, in vere e proprie start-up che poi spesso arrivano in Borsa o vengono acquistate da grandi gruppi. In tal modo, oltre a diventare un elemento propulsivo dell'economia, le università Usa riescono stimolare la ricerca e a motivare i giovani tecnologi. Oltre, naturalmente a finanziarsi.La California, grazie anche al follow-up dei laboratori universitari, ha dato i natali alla Silicon valley, ancora oggi il maxidistretto mondiale dell'Information communication technology (Ict). Hennessy è un tecnologo. Tra gli addetti ai lavori viene considerato un pioniere dell'hi-tech. Oltre ad essere docente in California vanta una grande esperienza nella creazione di imprese ad alto contenuto tecnologico: da qui la qualifica di "imprenditore seriale".Abbiamo incontrato Hennessy dopo l'intervento al meeting Ambrosetti, in occasione di una sessione che si è svolta nell'ambito del servizio Ap (Aggiornamento permanente) riservato alla prima linea mangeriale di cui fanno parte oltre 800 manager delle più importanti aziende italiane.
Ingegner Hennessy, visto il suo curriculum e la sua esperienza, la prima domanda è d'obbligo. Qual è il ruolo economico, sociale e politico che le università possono giocare nella crescita?
È indubbio che, specialmente negli Stati Uniti, le università rappresentano un fattore chiave per costruire lo sviluppo. Oltre a rappresentare un forte elemento di modernizzazione della società. Non le sto a ricordare tutte le invenzioni chiave che sono uscite dai laboratori, o le centinaia di start-up lanciate da nostri studenti, alcune molto note, specialmente nel settore internet.
Cosa fate, in concreto, all'università di Stanford? E perché siete così famosi e autorevoli?
La correggo. Sono pur sempre un professore. Forse non tutti lo sanno, ma Stanford non è una città, è una persona. Come Bocconi. E quindi si deve dire università Stanford. Forse siamo famosi perché da noi si sono laureati John Mc Enroe e Tiger Woods. Ma da noi insegnano anche una ventina di premi Nobel. Nel 1952 proprio uno dei nostri docenti vinse questo riconoscimento per aver scoperto la risonanza magnetica. Se lei oggi ha un problema fisico che non sia osseo, ma legato alle parti molli del suo corpo, fa la Tac. E dobbiamo dire grazie alla nostra ricerca.
Qual è il ruolo che ha giocato l'università Stanford per lo sviluppo del territorio?
Guardi, con poca modestia le racconterò la mia storia. Nel 1977, quando sono arrivato all'università Stanford come assistente ed esperto di informatica, il centro dell'elettronica e delle telecomunicazioni americane era localizzato sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Se si voleva trattare questi temi, bisognava prendere l'aereo e fare un lungo viaggio. Lì c'erano i mitici Bell laboratories, la Ibm e la Dec. Pensi che quest'ultima è già "morta" un paio di volte, prima acquistata dalla Compaq e poi dall'Hp. In California c'era solo Intel (che allora produceva dischi magnetici) e nessuna società di software. Grazie anche all'impulso delle università oggi esiste appunto la Silicon valley. Che, nonostante l'ormai dimenticata bolla di internet, sta andando a gonfie vele. Lì c'è l'innovazione e il futuro di internet sia come prodotti sia come software sia come sviluppo della rete e dei nuovi servizi. Certo, la svolta è stata data dai microprocessori, dal personal computer e dal web.
È anche per questo che Stanford è un eccezionale polo di attrazione?
Noi siamo un sistema aperto. Oggi il 35% dei nostri studenti sono stranieri. Con punte del 58% per ingegneria.
Da dove arrivano queste nuove leve?
Il primo Paese è la Cina, seguita dall'India. Ma l'aspetto più importante, e lo voglio
sottolineare, è che la maggior parte di queste persone rimane in California o negli Stati Uniti e fonda, o va comunque a lavorare, in aziende hi-tech continuando quindi ad alimentare il circolo virtuoso dello sviluppo. Devo anche confessarle che alcuni dei talenti migliori sono andati fuori corso o non hanno ancora terminato il loro dottorato di ricerca perché attratti dalle sirene dell'industria (che qui suonano le note dei dollari).
Che suggerimenti si sente di dare al nostro Paese per migliorare i rapporti, molto
difficili, tra industria e università?
Il tema è ostico e complesso in tutto il mondo. Perché i due protagonisti parlano lingue diverse e, spesso, hanno culture d'impresa molto diverse. Non esistono quindi formule magiche. Io stesso sono diventato imprenditore quasi per forza, dal momento che nessuno voleva industrializzare il mio brevetto Risc. Detto questo, la prima cosa da fare è un sistema universitario basato sulla meritocrazia sia per i docenti sia per la selezione degli studenti. Serve poi una forte mobilità tra i due attori, elemento che favorisce la circolazione delle idee. Un altro fattore importante è, non sembri paradossale in tempi di globalizzazione, la "prossimità fisica": bisogna promuovere la politica delle "porte aperte". È anche utile incoraggiare giovani e professori ad assumersi dei rischi. Ma la modalità migliore per rendere feconda l'innovazione e il trasferimento tecnologico è rappresentata da un grande rispetto reciproco tra entrambi i partner.
«Se abbiamo la Silicon valley lo dobbiamo alle università»: parola di John Hennessy, il tecnologo che presiede l'ateneo Stanford, in California, il "serial entrepreneur" che per primo ha scalato i vertici di un campus Usa.La maggior parte delle università americane, gestite con criteri privatistici, sono molto avanzate nella ricerca. Riescono a ottenere fondi, a fare investimenti e a conquistarsi brevetti. Che mettono a reddito. Nel senso che trasformano le idee in attività produttive, in vere e proprie start-up che poi spesso arrivano in Borsa o vengono acquistate da grandi gruppi. In tal modo, oltre a diventare un elemento propulsivo dell'economia, le università Usa riescono stimolare la ricerca e a motivare i giovani tecnologi. Oltre, naturalmente a finanziarsi.La California, grazie anche al follow-up dei laboratori universitari, ha dato i natali alla Silicon valley, ancora oggi il maxidistretto mondiale dell'Information communication technology (Ict). Hennessy è un tecnologo. Tra gli addetti ai lavori viene considerato un pioniere dell'hi-tech. Oltre ad essere docente in California vanta una grande esperienza nella creazione di imprese ad alto contenuto tecnologico: da qui la qualifica di "imprenditore seriale".Abbiamo incontrato Hennessy dopo l'intervento al meeting Ambrosetti, in occasione di una sessione che si è svolta nell'ambito del servizio Ap (Aggiornamento permanente) riservato alla prima linea mangeriale di cui fanno parte oltre 800 manager delle più importanti aziende italiane.
Ingegner Hennessy, visto il suo curriculum e la sua esperienza, la prima domanda è d'obbligo. Qual è il ruolo economico, sociale e politico che le università possono giocare nella crescita?
È indubbio che, specialmente negli Stati Uniti, le università rappresentano un fattore chiave per costruire lo sviluppo. Oltre a rappresentare un forte elemento di modernizzazione della società. Non le sto a ricordare tutte le invenzioni chiave che sono uscite dai laboratori, o le centinaia di start-up lanciate da nostri studenti, alcune molto note, specialmente nel settore internet.
Cosa fate, in concreto, all'università di Stanford? E perché siete così famosi e autorevoli?
La correggo. Sono pur sempre un professore. Forse non tutti lo sanno, ma Stanford non è una città, è una persona. Come Bocconi. E quindi si deve dire università Stanford. Forse siamo famosi perché da noi si sono laureati John Mc Enroe e Tiger Woods. Ma da noi insegnano anche una ventina di premi Nobel. Nel 1952 proprio uno dei nostri docenti vinse questo riconoscimento per aver scoperto la risonanza magnetica. Se lei oggi ha un problema fisico che non sia osseo, ma legato alle parti molli del suo corpo, fa la Tac. E dobbiamo dire grazie alla nostra ricerca.
Qual è il ruolo che ha giocato l'università Stanford per lo sviluppo del territorio?
Guardi, con poca modestia le racconterò la mia storia. Nel 1977, quando sono arrivato all'università Stanford come assistente ed esperto di informatica, il centro dell'elettronica e delle telecomunicazioni americane era localizzato sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Se si voleva trattare questi temi, bisognava prendere l'aereo e fare un lungo viaggio. Lì c'erano i mitici Bell laboratories, la Ibm e la Dec. Pensi che quest'ultima è già "morta" un paio di volte, prima acquistata dalla Compaq e poi dall'Hp. In California c'era solo Intel (che allora produceva dischi magnetici) e nessuna società di software. Grazie anche all'impulso delle università oggi esiste appunto la Silicon valley. Che, nonostante l'ormai dimenticata bolla di internet, sta andando a gonfie vele. Lì c'è l'innovazione e il futuro di internet sia come prodotti sia come software sia come sviluppo della rete e dei nuovi servizi. Certo, la svolta è stata data dai microprocessori, dal personal computer e dal web.
È anche per questo che Stanford è un eccezionale polo di attrazione?
Noi siamo un sistema aperto. Oggi il 35% dei nostri studenti sono stranieri. Con punte del 58% per ingegneria.
Da dove arrivano queste nuove leve?
Il primo Paese è la Cina, seguita dall'India. Ma l'aspetto più importante, e lo voglio
sottolineare, è che la maggior parte di queste persone rimane in California o negli Stati Uniti e fonda, o va comunque a lavorare, in aziende hi-tech continuando quindi ad alimentare il circolo virtuoso dello sviluppo. Devo anche confessarle che alcuni dei talenti migliori sono andati fuori corso o non hanno ancora terminato il loro dottorato di ricerca perché attratti dalle sirene dell'industria (che qui suonano le note dei dollari).
Che suggerimenti si sente di dare al nostro Paese per migliorare i rapporti, molto
difficili, tra industria e università?
Il tema è ostico e complesso in tutto il mondo. Perché i due protagonisti parlano lingue diverse e, spesso, hanno culture d'impresa molto diverse. Non esistono quindi formule magiche. Io stesso sono diventato imprenditore quasi per forza, dal momento che nessuno voleva industrializzare il mio brevetto Risc. Detto questo, la prima cosa da fare è un sistema universitario basato sulla meritocrazia sia per i docenti sia per la selezione degli studenti. Serve poi una forte mobilità tra i due attori, elemento che favorisce la circolazione delle idee. Un altro fattore importante è, non sembri paradossale in tempi di globalizzazione, la "prossimità fisica": bisogna promuovere la politica delle "porte aperte". È anche utile incoraggiare giovani e professori ad assumersi dei rischi. Ma la modalità migliore per rendere feconda l'innovazione e il trasferimento tecnologico è rappresentata da un grande rispetto reciproco tra entrambi i partner.
mercoledì 3 settembre 2008
Nuovo browser: spettacolo
Il nuovo browser marchiato Google arriverà tra pochi mesi, e già microsoft e altre big companies iniziano a tremare e si preparano alla contromossa.
Firefox. Il browser open source di Mozilla è il protagonista ombra dell'ennesimo exploit della società californiana: prima di Chrome era suo il software che poteva dare fastidio a Microsoft e al suo Internet Explorer, che trovava il consenso di quegli utenti in cerca di qualcosa di più "pratico" e con meno fronzoli per navigare in Rete. Con l'avvento di Chrome, la cui missione è in sostanza quella di combinare una semplice interfaccia utente con una sofisticata tecnologia, cambiano le carte in tavola non solo nell'ambito della guerra dei browser ma sull'intero scacchiere del Web. Perché a "inventarsi" Chrome è Google, e Google è la società che ha in mano il pallino dei motori di ricerca e che ha nel suo arco servizi e strumenti Web (dalle mappe alla pubblicità on line) come nessun altra compagnia al mondo.
In Mozilla, che ricordiamo essere un partner strategico per Google – Mountain View è main sponsor delle attività di sviluppo e in cambio è il motore di ricerca di default di Firefox - hanno accolto Chrome con filosofia. Il Ceo John Lilly ne ha parlato come un qualcosa di "inevitabile", considerato il fatto che il business di Google è al 100% Web oriented. Lo stesso Lilly si dice però confidente che porterà nuovi stimoli competitivi sul mercato senza compromettere le finalità dei progetti open source che fanno capo a Mozilla Foundation. Google, in altre parole, vuole massimizzare la sua presenza come operatore a tutto tondo del Web e per farlo doveva farsi in casa anche il browser, sebbene finanzi un prodotto (Firefox) che non può non essere considerato il primo diretto concorrente di Chrome. Ma in Mozilla si possono consolare, almeno fino al 2011, con le decine di milioni di dollari che arrivano nelle sue casse via Google e con le commissioni legate alle attività di search effettuate all'interno del suo browser sull'engine della società californiana.
Firefox. Il browser open source di Mozilla è il protagonista ombra dell'ennesimo exploit della società californiana: prima di Chrome era suo il software che poteva dare fastidio a Microsoft e al suo Internet Explorer, che trovava il consenso di quegli utenti in cerca di qualcosa di più "pratico" e con meno fronzoli per navigare in Rete. Con l'avvento di Chrome, la cui missione è in sostanza quella di combinare una semplice interfaccia utente con una sofisticata tecnologia, cambiano le carte in tavola non solo nell'ambito della guerra dei browser ma sull'intero scacchiere del Web. Perché a "inventarsi" Chrome è Google, e Google è la società che ha in mano il pallino dei motori di ricerca e che ha nel suo arco servizi e strumenti Web (dalle mappe alla pubblicità on line) come nessun altra compagnia al mondo.
In Mozilla, che ricordiamo essere un partner strategico per Google – Mountain View è main sponsor delle attività di sviluppo e in cambio è il motore di ricerca di default di Firefox - hanno accolto Chrome con filosofia. Il Ceo John Lilly ne ha parlato come un qualcosa di "inevitabile", considerato il fatto che il business di Google è al 100% Web oriented. Lo stesso Lilly si dice però confidente che porterà nuovi stimoli competitivi sul mercato senza compromettere le finalità dei progetti open source che fanno capo a Mozilla Foundation. Google, in altre parole, vuole massimizzare la sua presenza come operatore a tutto tondo del Web e per farlo doveva farsi in casa anche il browser, sebbene finanzi un prodotto (Firefox) che non può non essere considerato il primo diretto concorrente di Chrome. Ma in Mozilla si possono consolare, almeno fino al 2011, con le decine di milioni di dollari che arrivano nelle sue casse via Google e con le commissioni legate alle attività di search effettuate all'interno del suo browser sull'engine della società californiana.
Scattano i nuovi piani per le vecchie prepagate
Operazioni differenti ma entrambe fortemente criticate da clienti e associazioni di consumatori. Sono le decisioni di Tim e Vodafone di intervenire su alcuni profili tariffari prepagati – per le quali anche lo Sportello reclami del Sole 24 Ore ha ricevuto richieste di chiarimento – e che sono finite nel mirino dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dell'Antitrust. Annunciate ai clienti alla fine di luglio-inizio agosto tramite Sms, sito internet e avvisi sui quotidiani, prevedono una serie di variazioni delle condizioni applicate finora. Ecco una sintesi.TimTim aumenterà dal 9 settembre il costo delle chiamate voce di 0,05 cent al secondo (3 cent al minuto) per dieci piani tariffari prepagati. Restano invariati, invece, lo scatto alla risposta, quando previsto, e il costo degli Sms. Per compensare il ritocco verso l'alto l'operatore offre la possibilità di attivare gratuitamente, dal 9 settembre al 31 dicembre, l'opzione Tim -50% Long che prevede uno sconto del 50% sulle chiamate verso altri numeri Tim dopo il secondo minuto di conversazione (dopo un anno, per mantenere la riduzione occorreranno ricariche di almeno 15 euro ogni 30 giorni). In base ai calcoli dell'operatore, con questa opzione su una chiamata di quattro minuti, pur a fronte del rialzo delle tariffe, si risparmia fino al 18% rispetto ad ora. L'associazione di consumatori Altroconsumo, però, evidenzia che su una chiamata di circa due minuti i rincari arrivano al 20%. «Le modifiche – afferma Fabrizio Gorietti, responsabile marketing di Tim – devono essere valutate tenendo conto che negli ultimi anni le tariffe sono scese del 30% e anche quest'anno nel loro complesso continueranno a scendere. In questo contesto noi diamo la possibilità ai clienti di cambiare profilo tariffario e abbiamo a disposizione piani molto convenienti tra i quali scegliere». I clienti Tim possono infatti mantenere il piano utilizzato ora anche a fronte dei rincari, oppure passare gratuitamente a un altro oggi disponibile o ancora recedere con restituzione del credito residuo o passare ad altro operatore con la procedura di portabilità del numero.VodafoneL'operazione avviata da Vodafone è conseguenza della necessità di ridurre il numero di piani tariffari da parte dell'operatore. Degli oltre 100 piani lanciati in 13 anni, sottolinea l'azienda, alcuni non consentono nemmeno ai clienti di accedere alle nuove promozioni. Per questo motivo 31 vecchi profili tariffari confluiranno in sette nuovi creati appositamente e non sottoscrivibili dai clienti non coinvolti nell'operazione. Le variazioni comportano un allineamento del costo degli Sms a 10 cent, quello dello scatto alla risposta a 16 cent mentre per il costo al minuto le modifiche cambiano da piano a piano. Alle critiche di aver aumentato la spesa per gli utenti (secondo Altroconsumo fino al 34% su una chiamata di due minuti) Roberto Larocca, direttore divisione consumer di Vodafone Italia sottolinea che « i numeri presentati dall'associazione sono tutti da verificare: la spesa del cliente dipende dall'effettivo uso del telefonino. Nei nuovi piani ogni cliente troverà sempre almeno una voce più conveniente come il prezzo degli Sms che si riduce passando da 15 a 12 cent o da 12 a 10 cent». Gli utenti Vodafone, le cui novità scatteranno dal 1°ottobre, possono accettare le modifiche, attivando eventualmente e gratis entro il 30 settembre la promozione Infinity che consente di parlare gratuitamente con altri numeri Vodafone dopo il primo minuto, oppure passare a uno dei cinque piani tariffari che oggi compongono l'offerta prepagata o ancora scegliere il piano «Easy day special». C'è anche la possibilità di recedere o di passare ad altro operatore.DiffidaIn attesa di un pronunciamento di Agcom e Antitrust che potrebbe imporre uno stop alle operazioni (ma una decisione analoga di Wind fu sanzionata dopo molti mesi solo per le modalità di comunicazione della stessa, ndr), l'associazione di tutela dei consumatori Aduc sottolinea che la rimodulazione delle tariffe è da ritenersi illecita in quanto il Codice del consumo non permette la modifica unilaterale delle tariffe se non specificatamente previsto dal contratto e per giustificati motivi. Di conseguenza ha reso disponibile sul proprio sito (www.aduc.it) un fac-simile di diffida da inviare agli operatori affinché vengano mantenute le condizioni attuali.
fonte: ilsole24ore.com
fonte: ilsole24ore.com
mercoledì 6 agosto 2008
Cuil-nuovo motore di ricerca

L'estate del Web non è fatta del solo tormentone Yahoo! e delle grandi manovre in seno ai giganti dell'universo Internet ma anche di new entry che cercano spazio all'ombra dei più celebrati attori del Web. Cuil.com, nato grazie all'intuizione di Anna Patterson, una ricercatrice fuoriuscita dalla società del motore di ricerca più famoso al mondo, ne è un esempio perfetto. Come Google si presenta come search engine, con una dote di oltre 121 miliardi di pagine Web indicizzate (che ne farebbero il più grande per dimensioni) e un nome che deriva da una parola gaelica che significa "conoscenza" e la cui pronuncia fa il verso a un termine assai di moda fra i giovanissimi e non solo, e cioè l'inglese «cool».Perché cuil.com dovrebbe essere preferito a Google o ad altri motori è, dicono i portavoce della società, molto semplice: questo nuovo motore lavora con un algoritmo di ricerca che seleziona le pagine più importanti meglio degli "engine" rivali, e cioè pescandole da un maggior numero di pagine Web e in modo più rapido ed economico. Per chi ne capisce di tecnologie Internet e new media la spiegazione di tale miglioria sta nel fatto che invece dei classici sistemi di ricerca basati su "page rank" (e cioè la rilevanza data dal motore alle pagine Web in base al numero di link ricevuti) cuil.com analizza il contesto di ogni pagina e il concetto sottostante la richiesta dell'utente. Con il risultato di produrre risultati più soddisfacenti anche sotto il profilo della privacy per gli utenti e delle dimensioni dell'indice monitorato. Per essere "cool", il nuovo motore ricorre quindi alle tecniche di ricerca contestuali (più volte menzionate da Bill Gates parlando del futuro dei servizi Windows Live) e si distingue in sol colpo da tutti gli altri motori, quelli che vanno per la maggiore fra gli utenti e che risentono di precise politiche commerciali (vedi Google) e quelli che hanno puntato su tecnologie innovative (come quelli semantici o umani). I suoi artefici – e il co-fondatore e Ceo (nonché docente a Stanford) Tom Costello in modo particolare - ne sono più che convinti: Cuil.com, rispetto alla piattaforma di search di Mountain View, va oltre perchè analizza le pagine Web in profondità andando a determinare le relazioni fra le parole più importanti e le possibili categorie di riferimento a cui associarle e si concentra su queste. Non sul nome, l'indirizzo Ip e le abitudini di navigazione dell'utente. Il paragone con Google, naturale e dovuto, per il momento però non regge per tanti motivi, nonostante la potenza di fuoco di cuil.com (in termini di numero di pagine indicizzate) è a detta di Costello tre volte tanto quella del motore della casa californiana. Al di là delle perdonabili mancanze sotto il profilo della capacità di ricerca (nel confronto per numero di siti trovati per un termine noto come Apple il gap nei confronti di Google è imbarazzante) e del livello di affinamento del motore, ciò che non rende (oggi) Cuil.com un possibile rivale della grande G sono i servizi a corredo. Che da una parte abbondano (vedi la toolbar, il desktop search, le maps e via dicendo) e dall'altra sono un'idea ancora tutta da perfezionare e realizzare. Google che fra i motori di ricerca ha portato la propria market share negli Usa a poco meno del 70%, contro il 20% di Yahoo! e il 6% di Microsoft ha inoltre dalla sua il favore di essere un punto fermo nelle abitudini degli internauti di tutto il pianeta, una sorta di lingua franca del Web 2.0 su scala globale. Cuil.com, osservano alcuni analisti in tal senso, potrebbe però sfruttare i punti deboli di Google per portare dalla sua quegli utenti che trovano il motore di Mountain View incapace di soddisfarli dal punto di vista qualitativo della ricerca su Internet. Scalfire l'egemonia di Google è un compito arduo e di certo non immediato (chiedere a Microsoft per averne conferma) e non va dimenticato neppure che quando a spopolare fra i Web search erano Altavista e Yahoo!, la grande G era praticamente un'emerita sconosciuta.
Io l'ho già provato e non mi convince, senz'altro in futuro sarà migliorato e potrà veramente spiazzare Google..
giovedì 10 luglio 2008
sms profumati (pms)
E' nato il Pms, il Perfumed short message. E' stato appena brevettato in Germania, e in sostanza il suo funzionamento avviene attraverso un chip che permette l'invio di messaggi profumati. All'interno del chip ci saranno più di 100 essenze da inviare. Ad esempio potrete inviare alla vostra fidanzata una rosa con il relativo profumo!! Aromi e odori ora si trasmettono anche per via elettronica. Io non vedo l'ora!
domenica 6 luglio 2008
Tariffe pazze per iphone
Leggete questo articolo tratto dal sito del sole 24 ore, e infine leggete il mio commento!
L'iPhone "italiano" scatena la rivolta dei blogger. Il giorno dopo l'anticipazione del Sole 24 Ore sui piani tariffari di Tim e Vodafone arriva la rivolta del popolo di internet. Che giudica «troppo care» – ed è il commento meno colorito trovato nel cyberspazio – le offerte dei due operatori telefonici: solo parole in libertà, probabilmente, ma anche una primissima indicazione a botta calda di quello che pensa una certa fetta di naviganti.
«Secondo me questi prezzi non rispettano per niente le indicazioni fornite da Steve Jobs durante la presentazione in America», sostiene Ettore sul Sole24ore.com, che sull'argomento ha aperto un forum ad hoc. «Si tratta di tariffe insultanti e fittizie – gli fa eco OcchioDayan sul sito del Corriere della Sera – e Tim offre una "unlimited" che di unlimited non ha nulla: 1.500 sms che nessuno userà mai e una quantità insufficiente di dati. A me non sembra accettabile».
«Vodafone dà 600 Mb? – scrive Eidan78 su melablog.it – ci guardo due video su Youtube e ho finito, capirai...».
Più moderato l'utente Scarpa su Macity.it: «Devo ammettere che non è bello vedersi sfumare davanti agli occhi la possibilità di avere l'iPhone, ma passato lo shock iniziale posso ragionare a mente più serena e dire: mi sembrano proprio strane queste tariffe...». Mentre c'è anche chi, messa da parte la delusione, passa al contrattacco, come Domenico su Appletribu.com: «Io comprerò il modello da 569 euro (quello da 16 Gigabyte che permette di inserire la propria carta ricaricabile, ndr) e, se mi sarà possibile, attiverò la Web Facile Recharge di Tim: 500 mega al mese, senza costi e limiti: più che sufficiente per un utilizzo davvero "smodato" dell'iPhone... del resto io la uso già da un anno con il mio iPhone Edge e va benissimo!».
Se Wind tace, c'è scontento da parte di Tre Italia, l'operatore controllato dal gruppo Hutchinson Whampoa, che sta battagliando per dare l'iPhone anche ai suoi abbonati, con dalla sua parte il Movimento Difesa del Cittadino, l'associazione di consumatori che ha mandato una lettera all'Antitrust per chiedere una verifica sull'eventuale «sussistenza di condotte anticoncorrenziali».
Tra le poche voci contro c'è quella di Andy, ancora sul Sole24ore.com, che si sbilancia: «Non capisco davvero tutto questo accanimento sui prezzi dell'iPhone che leggo in giro per la Rete... è chiaro che metà del costo è tutto brand e marketing del mitico Steve Jobs. E poi, siamo sinceri: se le tariffe sono alte, così come il prezzo del telefonino, tutto è ancora più esclusivo. Un po' come succede per le auto...».
Iphone e colori
sabato 5 luglio 2008
L'invenzione della lampadina

Vorrei inaugurare una serie di articoli utili per conoscere i passi che hanno portato verso grandi invenzioni.
Iniziamo con la lampadina:
1802 Humphry Davy dimostra il funzionamento della lampada ad arco in aria atmosferica;
1835 James Bowman Lindsay mostra un sistema di illuminazione con lampada ad incandescenza;
1841 A Parigi vengono installate lampade ad arco sperimentali per l'illuminazione pubblica;
1856 Il soffiatore di vetro Heinrich Geissler realizza il primo arco elettrico all'interno di un tubo;
1867 Antoine Henri Becquerel propone il primo esempio di lampada fluorescente
1875 Henry Woodward brevetta la lampadina elettrica;
1876 Pavel Yablochkov inventa al candela di Yablochkov, la prima lampada ad arco con elettrodi in carbone di pratico utilizzo; fu utilizzata per l'illuminazione pubblica a Parigi;
1879 Alessandro Cruto ricercatore di Piossasco (TO), dopo aver assistito ad una serie di conferenze tenute da Galileo Ferraris sui progressi dell'elettricità, si dedicò alla realizzazione di un filamento di uso pratico per le lampadine elettriche ad incandescenza e poté così produrre l'anno successivo un filamento che, unico fra quelli ottenuti da altri sperimentatori, aveva un coefficiente di resistenza positivo (che aumentava cioè con l'aumentare della temperatura). Cruto pur avendo realizzato per primo un filamento in grado di superare quello degli americani, non fu in grado di brevettare l'invenzione su scala mondiale per la mancanza di finanziatori, cosa che invece fece Thomas Edison, che di fatto si appropriò dell'invenzione, tutta Italiana.
1880 Thomas Edison e Joseph Wilson Swan brevettano la lampada ad incandescenza con filamento di carbonio;
1893 Nikola Tesla sviluppa lampade a scarica ad induzione, senza elettrodi, alimentate ad alta frequenza e le usa per illuminare il proprio laboratorio;
1894 McFarlane Moore inventa il tubo di Moore, precursore delle attuali lampade a scarica;
1901 Peter Cooper Hewitt sviluppa la lampada a scarica a vapori di mercurio;
1903 William Coolidge introduce l'uso del filamento di tungsteno;
1911 Georges Claude realizza la lampada al neon;
1926 Edmund Germer brevetta la lampada fluorescente
1962 Nick Holonyak sviluppa il primo LED in luce visibile di pratico utilizzo;
fonte: Wikipedia
giovedì 3 luglio 2008
Corsa ai megapixel
Dopo un periodo in cui il limite superiore alla risoluzione dei sensori dei moduli fotocamera dei cellulari sembrava essersi attestato sui 5 megapixel, l'improvvisa accelerazione di Sony Ericsson , che ha alzato la posta in gioco a 8 megapixel ha riportato alla ribalta la corsa ai megapixel.
Dopo le voci sui piani futuri di Motorola, ora Unwired View riporta indiscrezioni a proposito dei progetti di LG, indicando già anche il nome del modello che avrà in dotazione una fotocamera da 8 megapixel: LG KC910.
Tra le altre cose il modulo fotocamera integrerà funzionalità quali il flash allo xeno, Face Detection, stabilizzatore digitale e possibilità di registrare filamti alla risoluzione di 720x480 pixel. Riguardo al telefono si parla di un corpo in alluminio di 14 millimetri di spessore e di un display WVGA (800x480 pixel) in grado di offrire una nuova interfaccia utente. Attendiamo ulteriori notizie e immagini.
Io mi auguro, e sono fiducioso, che questo movimento nel mercato dei cellulari porti a una concorrenza spietata, in modo che tutti noi possiamo trarre benefici e comperare cellulari a prezzi sempre più vantaggiosi. Ricordate il primo cellulare con fotocamera ridicola, qualche anno fa? Persone disposte a pagare 800 euro per cellulari così....Comunque fate attenzione, non fatevi prendere dalla smania di avere un gioiello di questo tipo tra le mani, subito. Fate in modo che ci sia una maggior concorrenza tra le varie big companies, in modo che i prezzi non aumentino più di tanto. E ponete anche un po' di attenzione nei giudizi critici, controllate bene le varie caratteristiche, giacchè è facile indurre le persone a comprare, sbandierando gli 8 megapixel oppure il touchscreen. Certamente sono delle tentazioni non da poco, io ad esempio potrei decidere di sostituire la fotocamera attuale con l'LG da 8 MP e comprarmi una reflex digitale per scattare foto in vacanza...
Dopo le voci sui piani futuri di Motorola, ora Unwired View riporta indiscrezioni a proposito dei progetti di LG, indicando già anche il nome del modello che avrà in dotazione una fotocamera da 8 megapixel: LG KC910.
Tra le altre cose il modulo fotocamera integrerà funzionalità quali il flash allo xeno, Face Detection, stabilizzatore digitale e possibilità di registrare filamti alla risoluzione di 720x480 pixel. Riguardo al telefono si parla di un corpo in alluminio di 14 millimetri di spessore e di un display WVGA (800x480 pixel) in grado di offrire una nuova interfaccia utente. Attendiamo ulteriori notizie e immagini.
Io mi auguro, e sono fiducioso, che questo movimento nel mercato dei cellulari porti a una concorrenza spietata, in modo che tutti noi possiamo trarre benefici e comperare cellulari a prezzi sempre più vantaggiosi. Ricordate il primo cellulare con fotocamera ridicola, qualche anno fa? Persone disposte a pagare 800 euro per cellulari così....Comunque fate attenzione, non fatevi prendere dalla smania di avere un gioiello di questo tipo tra le mani, subito. Fate in modo che ci sia una maggior concorrenza tra le varie big companies, in modo che i prezzi non aumentino più di tanto. E ponete anche un po' di attenzione nei giudizi critici, controllate bene le varie caratteristiche, giacchè è facile indurre le persone a comprare, sbandierando gli 8 megapixel oppure il touchscreen. Certamente sono delle tentazioni non da poco, io ad esempio potrei decidere di sostituire la fotocamera attuale con l'LG da 8 MP e comprarmi una reflex digitale per scattare foto in vacanza...
i-phone, articolo di Hardware Upgrade
Vi incollo un articolo che può interessare a chi attende l'I-PHONE.
Nel corso della giornata di ieri sono circolate sui siti nazionali in ambito tecnologico e di telecomunicazioni quelle che sembrerebbero essere le tariffe "confermate" che TIM praticherà per proporre sul mercato iPhone 3G di Apple in abbinamento ad un piano ad abbonamento.
Per la rete qualcuno si è anche spinto a chiamarle tariffe "ufficiali", quando in realtà di ufficiale ancora non v'è nulla: nel momento in cui scriviamo, infatti, il sito web di TIM non riporta alcuna informazione, la pagina allestita per iPhone nemmeno e neanche l'area stampa del sito di Telecom Italia (dove vengono riportati i comunicati stampa delle varie divisioni, tra le quali anche TIM) non ospita alcuna informazione in tal senso. Riportiamo, per dovere di cronaca, quanto emerso nel corso della giornata di ieri ma ci permettiamo anche di proporre qualche considerazione a margine.
Secondo le informazioni circolate, TIM proporrà cinque differenti profili tariffari per il cellulare di casa Apple, che andiamo per comodità a riassumere di seguito:
-iPhone starter: il costo mensile è di 30 Euro e comprende solamente 1GB di traffico dati al mese. Chiamate e SMS non sono inclusi: le chiamate costeranno 15 centesimi di euro al minuto ed altrettanti 15 centesimi di euro costerà ogni SMS. Scegliendo iPhone starter si dovranno sborsare 199 Euro per iPhone 3G 8GB e 269 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone 250: il costo mensile è di 50 Euro e comprende 250 minuti di chiamate, 100 SMS e 1GB di traffico dati al mese. Scegliendo iPhone 250 si dovranno sborsare 189 Euro per iPhone 3G 8GB e 259 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone 600: il costo mensile è di 80 Euro e comprende 600 minuti di chiamate, 200 SMS e 1GB di traffico dati al mese. Scegliendo iPhone 600 si dovranno sborsare 149 Euro per iPhone 3G 8GB e 219 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone 900: il costo mensile è di 110 Euro e comprende 900 minuti di chiamate, 900 SMS e 1GB di traffico dati al mese.Scegliendo iPhone 900 si dovranno sborsare 99 Euro per iPhone 3G 8GB e 169 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone unlimited: il costo mensile è di 200 Euro e comprende 5000 minuti di chiamate, 100 minuti di chiamate in roaming europeo, 1500 SMS e 5GB di traffico dati al mese. Scegliendo iPhone unlimited iPhone 3G 8GB sarà fornito gratuitamente, mentre bisognerà sborsare 69 Euro per iPhone 3G 16GB.
Per tutti i piani tariffari sopra riportati, chiamate e sms sono intesi verso tutti i telefoni fissi e mobili di tutti gli operatori. I cinque profili tariffari includono inoltre accesso ad internet illimitato dagli hotspot wifi affiliati a Telecom Italia. La navigazione internet da rete cellulare 3G è intesa tramite APN ibox.tim.it. I piani tariffari proposti per iPhone potranno beneficiare dell'offerta "Passa a TIM", che prevede uno sconto del 50% per tre mesi sulla quota di abbonamento e la conservazione del proprio numero di cellulare per coloro i quali, clienti di altri operatori, decideranno di acquistare da TIM un iPhone venduto a questi piani tariffari.
Per ciò che concerne invece il mercato delle prepagate, l'opzione che TIM propone pare essere la Maxxi iPhone che per un costo di 10 euro al mese mette a disposizione 30MB di traffico dati giornaliero. A partire dal 6 ottobre il costo dell'opzione Maxxi iPhone dovrebbe essere di 15 euro al mese.
Lo ripetiamo: sono informazioni che paiono essere molto precise ma che in ogni caso non devono essere considerate come ufficiali. Difficile dire se si tratti di realtà o di una falsa pista orchestrata ad arte, quello che possiamo fare, però, è analizzare tutte le informazioni certe in nostro possesso sino ad oggi per valutare il grado di attendibilità di queste informazioni.
Partiamo innanzitutto da ciò che TIM propaganda attualmente sul sito iphone.tim.it e che riproponiamo di seguito:
"Se sei interessato ad un'offerta in abbonamento, l'iPhone potrà essere tuo con un costo iniziale che varierà da zero euro fino a 199 euro, in base al piano prescelto. Inoltre tutte le formule in abbonamento avranno almeno 1GB di traffico Internet incluso."
Abbiamo la prima incongruenza: le informazioni emerse ieri, infatti, parlano di un costo per il cellulare che oscilla tra 0 euro e 269 euro, considerando nell'analsi anche il modello da 16GB. Delle due, l'una: o le tariffe che circolano da ieri non sono esatte, oppure le informazioni attualmente rilasciate in via ufficiale da TIM sono fuorvianti.
Andando inoltre ad analizzare le tariffe che TIM pratica attualmente per i cellulari già in commercio, ed in particolare i piani tariffari "Tuttocompreso", notiamo che questi ultimi offrono gli stessi servizi dei profili preparati per iPhone ma ad un prezzo inferiore. La tariffa "Tuttocompreso 30", ad esempio, mette a disposizione gli stessi minuti di chiamate, lo stesso numero di SMS e lo stesso volume di traffico dati della tariffa "iPhone 250": la prima al costo di 30 euro al mese, la seconda al costo di 50 euro mensili. Con la tariffa Tuttocompreso 30, inoltre, vi è la possibilità di scegliere un cellulare ad un prezzo che può variare da 0 Euro fino a 199 Euro. Insomma, la proposta commerciale di iPhone, ammesso sia quella circolata ieri, ci sembra sproporzionata rispetto a quanto praticato attualmente da TIM con altri cellulari.
Ciò non toglie che le tariffe circolate nel corso della giornata di ieri possano anche rivelarsi effettive: in ogni caso sottolineiamo nuovamente che ad ora (questa notizia è stata pubblicata alle 10.40 di Mercoledì 2 luglio 2008) non è possibile considerarle ufficiali. Invitiamo pertanto a valutarle con la dovuta cautela, in attesa di una comunicazione formale da parte dell'operatore.
fonte:http://www.hwupgrade.it
Nel corso della giornata di ieri sono circolate sui siti nazionali in ambito tecnologico e di telecomunicazioni quelle che sembrerebbero essere le tariffe "confermate" che TIM praticherà per proporre sul mercato iPhone 3G di Apple in abbinamento ad un piano ad abbonamento.
Per la rete qualcuno si è anche spinto a chiamarle tariffe "ufficiali", quando in realtà di ufficiale ancora non v'è nulla: nel momento in cui scriviamo, infatti, il sito web di TIM non riporta alcuna informazione, la pagina allestita per iPhone nemmeno e neanche l'area stampa del sito di Telecom Italia (dove vengono riportati i comunicati stampa delle varie divisioni, tra le quali anche TIM) non ospita alcuna informazione in tal senso. Riportiamo, per dovere di cronaca, quanto emerso nel corso della giornata di ieri ma ci permettiamo anche di proporre qualche considerazione a margine.
Secondo le informazioni circolate, TIM proporrà cinque differenti profili tariffari per il cellulare di casa Apple, che andiamo per comodità a riassumere di seguito:
-iPhone starter: il costo mensile è di 30 Euro e comprende solamente 1GB di traffico dati al mese. Chiamate e SMS non sono inclusi: le chiamate costeranno 15 centesimi di euro al minuto ed altrettanti 15 centesimi di euro costerà ogni SMS. Scegliendo iPhone starter si dovranno sborsare 199 Euro per iPhone 3G 8GB e 269 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone 250: il costo mensile è di 50 Euro e comprende 250 minuti di chiamate, 100 SMS e 1GB di traffico dati al mese. Scegliendo iPhone 250 si dovranno sborsare 189 Euro per iPhone 3G 8GB e 259 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone 600: il costo mensile è di 80 Euro e comprende 600 minuti di chiamate, 200 SMS e 1GB di traffico dati al mese. Scegliendo iPhone 600 si dovranno sborsare 149 Euro per iPhone 3G 8GB e 219 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone 900: il costo mensile è di 110 Euro e comprende 900 minuti di chiamate, 900 SMS e 1GB di traffico dati al mese.Scegliendo iPhone 900 si dovranno sborsare 99 Euro per iPhone 3G 8GB e 169 Euro per iPhone 3G 16GB.
-iPhone unlimited: il costo mensile è di 200 Euro e comprende 5000 minuti di chiamate, 100 minuti di chiamate in roaming europeo, 1500 SMS e 5GB di traffico dati al mese. Scegliendo iPhone unlimited iPhone 3G 8GB sarà fornito gratuitamente, mentre bisognerà sborsare 69 Euro per iPhone 3G 16GB.
Per tutti i piani tariffari sopra riportati, chiamate e sms sono intesi verso tutti i telefoni fissi e mobili di tutti gli operatori. I cinque profili tariffari includono inoltre accesso ad internet illimitato dagli hotspot wifi affiliati a Telecom Italia. La navigazione internet da rete cellulare 3G è intesa tramite APN ibox.tim.it. I piani tariffari proposti per iPhone potranno beneficiare dell'offerta "Passa a TIM", che prevede uno sconto del 50% per tre mesi sulla quota di abbonamento e la conservazione del proprio numero di cellulare per coloro i quali, clienti di altri operatori, decideranno di acquistare da TIM un iPhone venduto a questi piani tariffari.
Per ciò che concerne invece il mercato delle prepagate, l'opzione che TIM propone pare essere la Maxxi iPhone che per un costo di 10 euro al mese mette a disposizione 30MB di traffico dati giornaliero. A partire dal 6 ottobre il costo dell'opzione Maxxi iPhone dovrebbe essere di 15 euro al mese.
Lo ripetiamo: sono informazioni che paiono essere molto precise ma che in ogni caso non devono essere considerate come ufficiali. Difficile dire se si tratti di realtà o di una falsa pista orchestrata ad arte, quello che possiamo fare, però, è analizzare tutte le informazioni certe in nostro possesso sino ad oggi per valutare il grado di attendibilità di queste informazioni.
Partiamo innanzitutto da ciò che TIM propaganda attualmente sul sito iphone.tim.it e che riproponiamo di seguito:
"Se sei interessato ad un'offerta in abbonamento, l'iPhone potrà essere tuo con un costo iniziale che varierà da zero euro fino a 199 euro, in base al piano prescelto. Inoltre tutte le formule in abbonamento avranno almeno 1GB di traffico Internet incluso."
Abbiamo la prima incongruenza: le informazioni emerse ieri, infatti, parlano di un costo per il cellulare che oscilla tra 0 euro e 269 euro, considerando nell'analsi anche il modello da 16GB. Delle due, l'una: o le tariffe che circolano da ieri non sono esatte, oppure le informazioni attualmente rilasciate in via ufficiale da TIM sono fuorvianti.
Andando inoltre ad analizzare le tariffe che TIM pratica attualmente per i cellulari già in commercio, ed in particolare i piani tariffari "Tuttocompreso", notiamo che questi ultimi offrono gli stessi servizi dei profili preparati per iPhone ma ad un prezzo inferiore. La tariffa "Tuttocompreso 30", ad esempio, mette a disposizione gli stessi minuti di chiamate, lo stesso numero di SMS e lo stesso volume di traffico dati della tariffa "iPhone 250": la prima al costo di 30 euro al mese, la seconda al costo di 50 euro mensili. Con la tariffa Tuttocompreso 30, inoltre, vi è la possibilità di scegliere un cellulare ad un prezzo che può variare da 0 Euro fino a 199 Euro. Insomma, la proposta commerciale di iPhone, ammesso sia quella circolata ieri, ci sembra sproporzionata rispetto a quanto praticato attualmente da TIM con altri cellulari.
Ciò non toglie che le tariffe circolate nel corso della giornata di ieri possano anche rivelarsi effettive: in ogni caso sottolineiamo nuovamente che ad ora (questa notizia è stata pubblicata alle 10.40 di Mercoledì 2 luglio 2008) non è possibile considerarle ufficiali. Invitiamo pertanto a valutarle con la dovuta cautela, in attesa di una comunicazione formale da parte dell'operatore.
fonte:http://www.hwupgrade.it
martedì 1 luglio 2008
Nokia multicolor
Questo post ha per oggetto la nuova gamma glamour di telefonini identificata dalla sigla Supernova.
Si contraddistinguono per la scelta di colori brillanti e per il design alla moda che, come spiega l'azienda finlandese, è ispirato alle borsette e agli occhiali di tendenza.
In più, con le cover Xpress-On si personalizza l'aspetto del cellulare, magari per abbinarlo con l'abito e gli accessori che si indossano. La famiglia Supernova è composta da quattro modelli. Si parte dal top di gamma 7610 nelle tinte blu, rosso-argento, lilla e blu-bianco ed equipaggiato con Theme Colorizer per cambiare i colori dei tasti e dello sfondo del display. I prezzi della gamma Supernova variano da 225 euro per il 7610 a 120 euro per la fascia bassa. Per il 7510 bastano 180 euro, mentre con un risparmio di 25 euro si acquista il 7310. Maggiori informazioni si possono trovare sul sito www.nokia.it/supernova

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Si contraddistinguono per la scelta di colori brillanti e per il design alla moda che, come spiega l'azienda finlandese, è ispirato alle borsette e agli occhiali di tendenza.
In più, con le cover Xpress-On si personalizza l'aspetto del cellulare, magari per abbinarlo con l'abito e gli accessori che si indossano. La famiglia Supernova è composta da quattro modelli. Si parte dal top di gamma 7610 nelle tinte blu, rosso-argento, lilla e blu-bianco ed equipaggiato con Theme Colorizer per cambiare i colori dei tasti e dello sfondo del display. I prezzi della gamma Supernova variano da 225 euro per il 7610 a 120 euro per la fascia bassa. Per il 7510 bastano 180 euro, mentre con un risparmio di 25 euro si acquista il 7310. Maggiori informazioni si possono trovare sul sito www.nokia.it/supernova
domenica 29 giugno 2008
Eccolo qua Android
Sarà che dai video non si riesce a captare nulla di straordinario, ma visto così, Android non sembra nettamente sopra al livello dell'i-phone, che tra l'altro è già da vari mesi in commercio. Sulla carta Android promette tanto (leggete il mio vecchio post contenente le applicazioni vincenti).
Android in ritardo
Secondo varie fonti (tra cui il Wall Street Journal) i primi cellulari dotati della piattaforma Google Android, la cui uscita era prevista subito dopo l’estate, verranno messi sul mercato unicamente verso fine anno se non addirittura nel 2009.
Gli interessi in gioco sono molti e sebbene dal punto di vista tecnico non vi siano grossi problemi le compagnie telefoniche fanno fatica a trovare un accordo fra loro e ciò causerà un inevitabile ritardo. Google si sta scontrando con la dura realtà di un mondo nel quale non è leader di mercato ma deve per forza appoggiarsi a diversi operatori telefonici e venire incontro alle loro esigenze.
Ricordiamo che tra i primi operatori che metteranno sul mercato un cellulare con Android c’è HTC, che a tutt’oggi sembra il produttore più avanti rispetto a tutti gli altri.
Chi ne trarrà vantaggio? Apple ovviamente, che probabilmente mostrerà un completo orientamento all'innovazione, mettendo sul mercato una serie di innovazioni del suo gioiello di famiglia, l'i-phone. In un mondo dove la competizione si gioca sempre più sul tempo (time-to-market) Apple ha dimostrato di essere completamente market-oriented, sviluppando un prodotto fuori dal comune e cercando di innovare (ricordiamo che il modello in uscita fra poco in Italia presenta caratteristiche migliori del predecessore). Ho visto anche dei video su cellulari che montano Android, ma onestamente mi sembra innovativo ma non del tutto soddisfacente.
Ci sono le premesse per una grande sfida tra Apple e Google, tuttavia penso anche che si debba giocare sulla qualità totale, e soprattutto per incontrare le nostre aspettative, sul time-to-market.
Gli interessi in gioco sono molti e sebbene dal punto di vista tecnico non vi siano grossi problemi le compagnie telefoniche fanno fatica a trovare un accordo fra loro e ciò causerà un inevitabile ritardo. Google si sta scontrando con la dura realtà di un mondo nel quale non è leader di mercato ma deve per forza appoggiarsi a diversi operatori telefonici e venire incontro alle loro esigenze.
Ricordiamo che tra i primi operatori che metteranno sul mercato un cellulare con Android c’è HTC, che a tutt’oggi sembra il produttore più avanti rispetto a tutti gli altri.
Chi ne trarrà vantaggio? Apple ovviamente, che probabilmente mostrerà un completo orientamento all'innovazione, mettendo sul mercato una serie di innovazioni del suo gioiello di famiglia, l'i-phone. In un mondo dove la competizione si gioca sempre più sul tempo (time-to-market) Apple ha dimostrato di essere completamente market-oriented, sviluppando un prodotto fuori dal comune e cercando di innovare (ricordiamo che il modello in uscita fra poco in Italia presenta caratteristiche migliori del predecessore). Ho visto anche dei video su cellulari che montano Android, ma onestamente mi sembra innovativo ma non del tutto soddisfacente.
Ci sono le premesse per una grande sfida tra Apple e Google, tuttavia penso anche che si debba giocare sulla qualità totale, e soprattutto per incontrare le nostre aspettative, sul time-to-market.
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